Il De calido innato

1 P. Caimo, De calido innato, Venezia, G. Piuti, 1626. Frontespizio

Pompeo Caimo dichiara nella dedica indirizzata ai Riformatori allo Studio di Padova di aver composto il De calido innato e diversi altri trattati già al tempo della sua docenza presso la Sapienza di Roma, dove aveva insegnato per circa 17 anni, ma in quel periodo, nonostante diverse sollecitazioni, aveva preferito non darli alle stampe. Il momento propizio per pubblicare finalmente le sue opere giunse invece quando il Senato della Repubblica di Venezia lo chiamò per insegnare medicina e anatomia allo Studio di Padova.

1 Giovanni Corner. RitrattoPer questo incarico Caimo era stato favorito anche dal nuovo clima politico, mutato in senso filocuriale dopo la morte di fra Paolo Sarpi, e le varie terne di Riformatori allo Studio che si erano via via avvicendate durante la sua permanenza a Padova avevano continuato a garantirgli costante sostegno e immutata stima. E nella dedicatoria premessa al De calido innato ricordava il suo debito di riconoscenza verso i Riformatori che avevano più di tutti facilitato il suo arrivo a Padova: Giovanni Corner (eletto doge di Venezia il 4 gennaio 1625), e Antonio Barbaro, oltre all’ambasciatore Pietro Contarini. Ma l’autore non tralasciava di ringraziare nemmeno i magistrati in carica in quel momento, vale a dire Girolamo Corner, Battista Nani e Girolamo Soranzo, mirando così a garantirsi una prosecuzione della protezione (da parte degli stessi e lato sensu della magistratura), per sé e per l’opera, nell’agone accademico.

 

Nei tre libri che compongono il consistente trattato, Caimo sviluppa argomenti complessi che aveva già affrontato nel corso delle sue lezioni tenute allo Studio romano. Il nucleo tematico principale è la questione del calore «come principio dell’essere e della vita» - questione fondamentale all’interno della filosofia naturale -, che diventa qui occasione per argomentare contro la concezione cardiocentrica, sostenuta da Aristotele, e per ribadire l’impianto della dottrina galenica delle tre sedi funzionali: fegato, cuore e cervello (Casella, DBF).

1 C. Cremonini, Apologia dictorum Aristotelis de calido innato. Adversus Galenum, Venezia, Deuchino, 1626. FrontespizioNella dedica il medico udinese affermava che l’opera era sostanzialmente ultimata già prima del suo arrivo a Padova e dunque avrebbe potuto essere pubblicata in qualsiasi momento: si trattava solo di attendere l’occasione più opportuna. Questa giunse nel 1626 quando Cesare Cremonini (1550-1631) diede alle stampe l’Apologia dictorum Aristotelis de calido innato adversus Galenum, a quel punto Caimo ne approfittò per confutarne immediatamente le posizioni, mandando sotto i torchi il De Calido innato.

1 Ritratto di Cesare Cremonini. Wikimedia CommonsLa diatriba sul calore innato rappresenta il momento topico di una accesa polemica che si trascinava da alcuni anni e «divideva i seguaci del partito accademico che si richiamava alle teorie di Galeno, di cui Pompeo Caimo era rappresentante pienamente ortodosso, e quelle aristoteliche che avevano in Cesare Cremonini uno dei loro più agguerriti esponenti» (Casella, DBF).

Come in una sorta di guerra di libelli la divergenza d’opinioni trasformatasi «in astiosa polemica personale» (Benzoni, DBI) trovò spazio anche nelle successive pubblicazioni dei due accademici patavini - Cremonini fece uscire l'Apologia dictorum Aristotelis de origine, et principatu membrorum adversus Galenum nel 1627; Pompeo Caimo replicò con il De febrium putridarum indicationibus nel 1628.

1 Giovanni Girolamo Bronziero. G.F. Tomasini, Elogia virorum, Padova, S. Sardi, 1644, p. 272 (BUPd 93.b.67) E non solo. Già nell’aprile del 1626 era in commercio il De innato calido del medico Giovanni Girolamo Bronziero schierato col partito galenico e con Caimo in particolare (dedica datata Padova 31 marzo). Il suo scritto uscì dall’officina tipografica padovana di Pietro Paolo Tozzi a cui si appoggerà lo stesso Caimo per la pubblicazione della sua seconda opera.

Bronziero (1577-1630) sostenne il medico udinese anche con il successivo De principio effectivo semini insito disputatio… Galeni roboratur Physiologia del 1627 (Padova, P. Frambotto, con la dedica datata 31 agosto 1627), dissertazione offerta come la precedente a Domenico Molin (lo stesso dedicatario dell’Apologia di Cremonini). E la stima di Bronziero verso Caimo è testimoniata anche dalla dedica a lui indirizzata premessa al breve scritto Dubitatio de principatu iecoris ex anatome lampetrae, verosimilmente databile al 1626 (Padova, Tipografia camerale; Ongaro 2000, p. 104). Della Dubitatio il medico svizzero Albrecht von Haller (1708-1777) nella sua Bibliotheca anatomica lamentò che «Ex hepate lampetrae viridi satis videbat Auctor, sanguinem in hepate colorem suum non adquirere, et tamen etiam eo libello Galeni opinionem defendit...» (Zurigo, Orell & Gessner & Fuessli & C., 1774, p. 357) - dal fegato verde della lampreda l’autore aveva ben visto che il sangue non acquisisce dal fegato il suo colore, e nonostante ciò anche in questo libello difese l’opinione di Galeno.

Il successo personale ottenuto con la pubblicazione di questa prima opera convinse Pompeo Caimo a programmare l’uscita di altri scritti e non solo di argomento medico, individuando anche nella stampa un mezzo utile per aumentare la sua fama.


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