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Parallelo politico. Il contenuto
Parallelo politico. Le due edizioni e le prassi dalla corrispondenza e dal paratesto
Parallelo politico. Il contenuto
Il Parallelo politico è considerata una delle opere più importanti di Pompeo Caimo; è un trattato politico scritto in volgare che rivela «la natura culturale poliedrica e didattica di Caimo» (Lucchesi 2022-2023, p. 161): un’ampiezza di interessi e una seria applicazione ad essi perseguita, come scrive nella premessa, senza temere il biasimo per un indugiare in qualcosa - come un’«opera morale» - di non pertinente alla professione di medico e di «professore di medicina, e sostenitore di cathedra principale in principal studio».

Nel Parallelo l’autore immagina di partecipare ad una conversazione dotta intorno alla qualità dei governi politici insieme con l'antico maestro dei suoi studi padovani Francesco Piccolomini e l’abate Luigi Ruccellai.
«La trattazione del tema è affidata all’anziano filosofo che sostiene la superiorità delle repubbliche moderne rispetto alle antiche. Al di là delle forme politiche nelle quali si esprimono, quelle greche e quella romana non sono vere repubbliche perché non hanno conosciuto la vera giustizia che deriva dalla vera religione; solo le moderne lo sono e tra esse, prima fra tutte, quella veneta, che... nata da semi cristiani e "christianissima"... mantenutasi, può essere accostata alla città di Dio di sant’Agostino» (Casella, DBF); «Il suo regime [misto di Aristocratia, e di Regno], in grado di impedire le emergenze individuali, è il più atto a facilitare quel progresso costante insito per Caimo nelle vicende umane» (Benzoni, DBI).
«Nell’opera… "la materia… nobile, propria di filosofo, quale esser deve il buon medico", è trattata secondo uno schema argomentativo noto e utilizzato nella trattatistica politica ma con ampie e insolite mutuazioni concettuali e lessicali dalla scienza medica» (Casella, DBF).
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Parallelo politico. Le due edizioni e le prassi dalla corrispondenza e dal paratesto
La stampa della prima edizione procedette speditamente: a fine ottobre del 1626 si era a metà del lavoro e a fine novembre l’officina aveva pronta l’intera tiratura del trattato. Caimo ne inviò una prima copia al fratello accompagnandola con una lettera, in cui lo invitava alla discrezione perché il libro non era ancora in libreria, prima andavano consegnati gli esemplari di dedica al doge e ai senatori:
«Mando a V.S. reverendissima il mio libro politico, ch’è fornito di stampare con bel garbo e spero sarà di universal gusto. Ne mando un solo, perché solo stasera l’ho inviato a Venetia perché sia presentato al serenissimo et a tutto il Collegio, uno per uno e non sendo ancor presentato ai padroni, a cui è indrizzato, non è bene lasciarlo andare in mano altrui. Pure non ho voluto lasciare di mandarle questo, pregandola a ritenerlo presso di sé, insino che io potrò mandarne anco costà degli altri. Lo legga con diligenza e mi scriva con libertà il suo senso. Qui a molti è piacciuto assaissimo fin hora che l’han veduto prima che si stampasse» (Epistolario Caimo, 388, Padova 24 novembre 1626).
Il volume venne presentato ufficialmente in Senato il 27 novembre 1626. Un evento che riempì di orgoglio Pompeo, tanto che quattro giorni dopo, impressionato dalle parole ‘honorificentissime’ usate dal senatore Domenico Molin, autorevole arbitro della vita politica e culturale veneziana in quel torno d'anni (e che dimostrava, tra l'altro, di aver letto il libro), e dal grande effetto riscontrato in tutta l'assemblea, il medico confidò a Eusebio:
«Già quattro giorni fu presentato il mio libro politico in Senato e fu presentato da un savio grande che fu l’eccellentissimo signor Domenico Molino, che l’accompagnò con parole honorificentissime come quello che l’haveva già letto e fu per l’aviso che tengo ricevuto con grande affetto et havuto carissimo, sendosi fatte della mia persona parole pienissime di stima da tutto il Collegio. Il libro in queste parti fa grande impressione e riporta commune applauso...» (Epistolario Caimo, 389, Padova 1° dicembre 1626).
Il successo di pubblico fu immediato e in breve andarono esaurite le copie in commercio; circa otto mesi dopo l'uscita della prima edizione si decise dunque di stamparne una seconda.
Nell’Avvertimento dello stampatore premesso alla nuova edizione l'editore Pietro Paolo Tozzi spiegava, infatti, che «Il Paralleo politico… piacque universalmente in maniera, e fu così volontieri accolto da tutti, ch’io non so mai quando io stampassi libro di maggior spaccio di questo. Del quale in brevissimo tempo rimasi privo».
«Per acquetare il commun desiderio mi è stato forza di ristamparlo» prosegue Tozzi, «e a questo fine pregar l’Auttore di favorirmi di qualche aggiunta, il quale, gradendo assai l’universale applauso, ha prontamente accresciuto l’opra di nobili considerationi». Da abile editore qual era, Tozzi non mancò poi di pubblicizzare la nuova opera di Caimo in programma: «un suo importante libro di Medicina prattica, che fra poche settimane comincierà ad Imprimersi».
Nel mese di luglio dalla nuova tipografia di Tozzi “al Pozzo depento” uscì dunque la seconda edizione del Parallelo politico. Le variazioni annunciate si riscontrano già dalla confezione del volume: la seconda impressione ha un diverso formato, più piccolo. All’interno il paratesto rimane inalterato con l’eccezione dell’aggiunta dell’Avvertimento dello stampatore, che comunque viene opportunamente sistemato in coda - di esso esistono due varianti. Forse per la fretta alcuni errori già segnalati negli Errata della prima edizione non sono stati corretti nella seconda.

Probabilemente le dimensioni ridotte della nuova edizione - e l’urgenza di farlo uscire al più presto - non consentirono il riutilizzo o la rielaborazione della bella cornice incisa impiegata nella prima stampa: il nuovo frontespizio si presenta molto semplice, costituito dal solo titolo e l’indirizzo della tipografia, appena entrata in attività.
Le novità presenti all’interno del Parallelo si individuano già nella Tavola delle cose notabili: anche dal semplice confronto si nota che gli argomenti affrontati sono più numerosi nella seconda edizione. In corrispondenza della S si riscontra l’aggiunta di tre nuove ‘cose notabili’, due della A e della C, una delle lettere B, H, O e R.
(Vai e confronta le Tavole della prima edizione e della seconda edizione)
I miglioramenti apportati nella seconda edizione risultarono graditi sia al pubblico sia soprattutto al fratello Eusebio, i cui giudizi entusiasti lo riempirono di gioia: «Sento molto gusto d’intendere per lettere di V.S. reverendissima che ’l mio libro politico le sia riuscito con buon miglioramento in questa nova impressione e ’l gusto si fa maggiore per vedere gli altri ancora concorrere in questo senso»; e per alcune integrazioni era riconoscente anche al nipote Giacomo, allora studente in legge a Padova e suo ospite: «Vedrà nel mio ristampato Parallelo delle dottrine legali di gran proposito, ch’esso [Giacomo] mi ha somministrato, di cui mi sono con qualche garbo valuto» (Epistolario Caimo, 397, Padova 30 luglio 1627; 399, Padova 31 agosto 1627).

Tutto sommato anche per l’editore e tipografo Pietro Paolo Tozzi pubblicare i Paralleli si rivelò un buon affare: a novembre Pompeo Caimo avvisava il fratello che stavano calando «anco questi di seconda impressione e hanno havuto nel vero gran vendita con grande utile dello stampatore» (Epistolario Caimo, 403, Padova 24 novembre 1627).
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SOMMARIO DEGLI APPROFONDIMENTI
