Notizie dall'epistolario: doni, "deposito legale", pubblicare per farsi conoscere

1 P. Caimo, De calido innato, Venezia, G. Piuti, 1626. Pavone, c. A2v (BUPd 52.b.67) Una lettera chiave sulla prima opera pubblicata dal medico udinese è quella datata 12 agosto 1626. In essa si racconta ciò che accadde dopo la stampa, con le reazioni dell’autore e l’ideazione di un piano editoriale per aumentare il suo successo

Caimo aveva già scritto al fratello mentre era in attesa che la tiratura dell'opera fosse completata. Il trattato, infatti, dovette uscire nella primavera del 1626 e Pompeo Caimo prevedeva i malumori che il suo scritto avrebbe provocato: nella lettera del 3 marzo 1626 annuncia a Eusebio che «Fra poche settimane uscirà il mio libro De calido innato aspettato da tutti con estremo desiderio, ma da qualch’uno con gran paura» (Epistolario Caimo, 377, Padova 3 marzo 1626).

 

1 Libreria Marciana e Palazzo Ducale su Pazzetta San Marco. G. Gennari, Dell'antico corso de' fiumi in Padova, Padova, Fratelli Conzatti, 1776. Illustrazione (BUPd???, BCPd BP.102.I)

Circa quattro mesi più tardi notava con orgoglio che il «libro è già divulgato con universale applauso e con maggior credito, ch’io medesmo non havrei saputo bramare». Tra quanti apprezzarono il lavoro e si complimentarono con l’autore ci furono naturalmente i Riformatori dello Studio, dedicatari dell'opera e senz'altro primi destinatari del volume: nella lettera si legge «Li signori riformatori han molto gradito il libro De calido innato e mi hanno risposto con gran cortesia et ho mandate le lettere originali in Friuli, accioché li maligni veggano gli honori straordinarii, che mi vengono fatti da grandi». E la soddisfazione non era ancora finita visto che «fra l’altre cose mi ricercano a mandarne una copia nella libreria publica di Venetia accioché sia ivi a perpetua memoria conservato» (Epistolario Caimo, 383, Padova 12 agosto 1626).

1 Esempio di legatura in pergamena (BUPd 122.a.48)In realtà, era previsto per legge il deposito obbligatorio di una copia nella Pubblica Libreria, la biblioteca di San Marco (oggi Biblioteca Marciana): in forza della parte del Senato in materia di stampa del 1603 un esemplare - legato in pergamena - di ogni edizione pubblicata a Venezia e nei territori della Repubblica doveva essere consegnato alla Marciana, ma la pratica non venne molto osservata, almeno per la prima parte del secolo, non ottemperando gli stampatori alla disposizione (Zorzi 1997).

Certo l’obbligo stava in capo allo stampatore/editore e non all’autore. Ciò non toglie che, se lo stampatore/editore non ottemperava alla norma prevista, poteva essere una buona opportunità per lo scrittore il gesto di donare una copia della sua opera alla Biblioteca della Serenissima. Caimo dimostrava inoltre di avere piena consapevolezza di un'altra funzione propria della «libreria publica di Venetia» ovvero quella di «conservare a perpetua memoria» - una consapevolezza poco diffusa tra gli stessi senatori della Repubblica ad eccezione di rari esempi (come Domenico Molin): l’idea di gestione, creazione e sviluppo delle collezioni, apertura al pubblico della Biblioteca erano ancora concetti estranei ai più (Raines 2013, pp. 86-88; Barzazi 2017, pp. 63-69).

La lettera del 12 agosto offre poi informazioni sulla distribuzione dei volumi stampati. In parte Caimo ci aveva pensato da sé, com’era consuetudine tra gli autori. Oltre ai dedicatari, «Li signori riformatori», che avevano molto gradito il libro, inviò diverse copie in Friuli per i notabili della sua città, amici e parenti stretti: «Ne ho mandate undici copie in Friuli al signor Giacomo nostro, che serviranno per monsignor patriarca, signor logotenente, signori deputati, signor medici, oltre quella di V.S. reverendissima e del signor cavaglier Protasio».

Nell'elenco vanno riconosciuti: il patriarca Antonio Grimani, il luogotenente della Patria del Friuli Girolamo Civran, i sette deputati Agostino Diana, Daniele Sforza, Antonio Arrigone, Alessandro Palladio, Francesco di Zucco, Girolamo Susanna, Francesco Romanetto (se quelli nominati il 17 marzo 1626); oppure Ludovico Pontone, M. Antonio Prampero, Pietro Urbano Valentinis, Francesco Toppo, Mainino Manini, M. Antonio Tritonio, Alessandro Verona (se i sette nominati il 24 agosto), i medici condotti Enrico Palladio degli Ulivi e Pietro Diana, oltre al fratello Eusebio e il cugino Protasio Caimo.Tutti ebbero il proprio esemplare e il compito di consegnare le copie a Udine spettò al nipote Giacomo.

1 P. Caimo, De calido innato, Venezia, G. Piuti, 1626, p. 154 (BUPd 52.b.67) Il 24 agosto Pompeo inviava una copia ad un lontano parente, un Caimo di Milano, accompagnandola da una lettera in cui parla sostanzialmente di uno scambio: l’anno prima da Milano gli era giunta un’orazione e «così io hora ho pensato di servir lei con mandarle un mio libro, c’ho ultimamente mandato in luce con qualche applauso degli intendenti… Mi farà gratia V.S. eccellentissima di honorar questo mio libro con concederli un qualche loco nella sua libreria». Pompeo offriva una breve presentazione del suo lavoro, scritto «di maniera che può esser letto non da medici soli e filosofi, ma da leggisti ancora e da tutti li letterati»; in esso aveva inoltre reso onore al ramo milanese dei Caimo citando espressamente un suo rappresentante famoso: «vedrà V.S. essere fatta mentione nobile dell’eccellentissimo signor Zaccharia Caimo, già medico insigne, il quale havendo colla mia casa conservato sempre, mentre visse, amorevole amistà e parentella e havendo in Milano fatta infinita cortesia al signor cavaglier Protasio mio cugino, è stato da me nominato seben alla sfuggita col termine ch’io deveva» - la citazione nel De calido innato si trova a p. 154 (Epistolario Caimo, 462, Padova 24 agosto 1626).

Ancora nella lettera del 12 agosto Pompeo annuncia al fratello una nuova imminente pubblicazione, il Parallelo politico, di cui prevede l'uscita per la fine di settembre; non solo, lo informa altresì di aver già cominciato a lavorare a un libro di medicina, e di voler impegnarsi da quel momento in poi nel dare alle stampe ogni anno qualche suo scritto, mettendo così a frutto i tanti trattati che aveva abbozzato nel corso della sua lunga carriera accademica e professionale:

«Spero al fine di settembre prossimo vedere alla stampa il mio Discorso politico migliorato et accresciuto di assai e ne è stato forza lasciarlo uscire in luce... Tengo in punto ancora, un libro importante di medicina prattica De indicationibus febrium putridarum tum colligendis, tum adimplendis iuxta Galeni methodum, che metterò, a Dio piacendo, questo prossimo verno alle stampe. E sono risolutissimo di stampare ogni anno qualche opera rilevante in medicina, che già ne tengo diverse fornite» (Epistolario Caimo, 383, Padova 12 agosto 1626).


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