Il dono della biblioteca

...a memoria sua et honorevolezza della casa nostra

Sebastiano Secante il Giovane Ritratto di medico, 1562, particolare (Udine, Civici Musei - Galleria di Arte Antica, inv. 715)

Dopo la morte di Pompeo (30 novembre 1631) la famiglia dovette affrontare il problema del destino da dare agli arredi e alla consistente raccolta libraria che il medico udinese aveva messo insieme nel corso di oltre quarant’anni e che erano rimasti a Padova al momento della sua fuga verso il Friuli per sfuggire alla peste.

All’inizio del mese di gennaio del 1632 Giacomo Caimo (1609-1679) fece ritorno in Veneto per sondare le possibilità di una futura carriera presso lo Studio patavino con il sostegno dello zio Eusebio Caimo (1566-1640), vescovo di Cittanova e fratello di Pompeo, e il favore del procuratore di San Marco Girolamo Soranzo (1569-1635) e del riformatore allo Studio di Padova Girolamo Corner (1562-1634). Il vescovo di Cittanova si spese in prima persona per provare a persuadere le autorità della Serenissima ad assegnare a Giacomo qualche cattedra giuridica vacante dello Studio. Dalla riuscita di questo negozio sarebbe dipeso anche il destino da dare agli arredi e delle cose lasciate in città da Pompeo: custodite dal nipote a Padova oppure trasferite a Udine presso la famiglia.

Riguardo alla straordinaria libreria lasciata dal fratello, il pensiero di Eusebio era però molto chiaro: doveva essere conservata integra con tutti i libri greci, latini e italiani, chiedendo espressamente a Giacomo di non vendere alcun volume di quella raccolta e nemmeno di scambiarli per procurarsi i libri giuridici necessari per la sua professione.

«La libraria potete lasciarla nel suo stato, senza permutar li libri greci con altri latini legali, perché dopo ho ben pensato et desidero che la libraria sia conservata intiera conforme all’intentione del signor rettore di bella memoria che altrimenti la libraria perderebbe assai della riputation sua la qual principalmente consiste nella massa di libri greci, latini et italiani che sono le tre belle lingue» (Epistolario Caimo, 537).

 

Inoltre, indipendentemente dall’ottenimento o meno di una cattedra per Giacomo, Eusebio intendeva rispettare il desiderio più volte espresso dal fratello Pompeo, che desiderava che quella libreria fosse trasportata a Udine «a memoria sua et honorevolezza della casa nostra», in modo da evitare i pericoli di ogni possibile dispersione. Al nipote il vescovo di Cittanova prometteva invece tutta la sua libreria di libri giuridici e tutti «i nostri libri doppi di erudizione che saranno moltissimi»; inoltre gli garantiva 40 o 50 ducati annui per l’acquisto di libri di suo interesse, oltre al denaro necessario per vivere a Padova, ma ribadiva ancora in conclusione di una missiva a lui indirizzata che:

«in ogni evento, torno a ricordarvi, che si dia sodisfattione, come dovemo fare, alla buon’anima del signor riformatore, col mandar a casa et metter in sicuro la sua biblioteca a pepetua memoria del suo valore et che tutti i libri doppi più belli et di più belle stampe restino nella libraria per farla più compiuta di tutti i numeri e gli altri doppi men belli, che sono et in Udine et in Padoa, vi serviranno per uso e studio vostro» (Epistolario Caimo, 540).

 

Giacomo Caimo, Maonumento funebre Caimo - Padova, Basilica di Sant'Antonio (particolare)Nel marzo dello stesso 1632 Giacomo venne chiamato ad occupare una cattedra minore (lettore delle Regulis iuris, massime giuridiche che fungevano da giurisprudenza) dando così avvio alla sua lunga carriera di docente presso l’Ateneo patavino che si sarebbe conclusa solo nel 1678. Negli corso degli anni egli ricoprì la cattedra di Instituta in “secondo luogo” (1634), cui si sarebbe aggiunta quella delle “pandette” (1637), per passare alla lettura “in secondo luogo della sera” di diritto civile (1643 e rinnovata per ben otto volte), fino alla cattedra “in primo luogo” di diritto civile (1651 e riconfermata nel 1661, 1666 e 1676), con uno stipendio che raggiunse nell’ultimo periodo la ragguardevole somma di 1900 fiorini annui. (Casella, DBF).

Contrariamente a quanto previsto in un primo momento, però, la libreria di Pompeo Caimo non fu mai trasferita a Udine. Rmase invece a Padova a disposizione di Giacomo almeno fino all’estate del 1636, quando venne decisa la sorte definitiva della preziosa raccolta dello zio. Se ne tornò a discutere il 3 settembre 1636 per favorire la carriera militare di un fratello di Giacomo, Carlo Caimo (1625-1676). Come si legge in una ducale conservata in copia anche all’Archivio Antico dell’Università di Padova (AAUPd), Eusebio e lo stesso Giacomo offrivano alla Repubblica di Venezia la preziosa libreria di Pompeo Caimo che contava 2200 volumi, ottenendo in cambio l’assunzione di Carlo nell’esercito della Serenissima con uno stipendio iniziale annuo di 200 ducati. La gestione dei volumi fu quindi affidata ai Riformatori dello Studio di Padova perché venissero sistemati e conservati «con ben ordinata dispositione» nella Biblioteca pubblica di Padova «a maggior decoro di essa, e a fine migliore che ve ne tragga il profitto dagli studiosi».

 

1636. 3 settembre. In Pregadi

Copia ducale del 3 settembre 1636 (AAUPd, ms 737, f. 82r)«1636. 3 settembre. In Pregadi. 

Nell’offerta riverente che fanno alla S.N. monsignor Caimo Ves.o di Città Nova con il dottor Giacomo, e fratelli della medesima Casa della libreria posta insieme con particolare studio, e applicazione del già K.er Pompeo Caimo loro zio, riguardevole non meno per il num.o copioso si due mille ducento volumi, che per la qualità e valore loro di stimabile summa, assai manifesti si scorgono li motivi, ch’eccitano gli animi di q[uest]ti degni soggetti alle più ardenti propensioni presso il servizio delle cose nostre nel quale come il K.er sud.o sigillò i suoi giorni con singolare virtù nella lettura Primaria Teorica dello Studio di Padova, e vi si adopra pure fruttuosamente il detto dr. Giacomo, così potendoci aspettare dal conte Carlo altro fratello le migliori prove d’abilità e di valore nello stesso servizio, è ben conveniente in atto di minificenza e di gradim[en]to verso la Casa tutta dell’azione lodevole predetta l’abbracciarlo per l’impiego al quale si esibisce dell’armi. Però anderà parte, che il sud.o co. Carlo Caimo sia condotto alli servizi della S.N. con stipendio di ducati ducento all’anno, onde applicato alla disciplina militare con acquisto d’isperienza a misura, che s’avanzi nell’età, possa render i frutti, che promette il suo buon nascimento; e riceva insieme la sua benemerita famiglia con q[ues]to ornamento nella persona di lui pegno più certo della gratitudine e riconoscenza pubb.a. E da mo sia parim.e preso che sia commesso alli Riformatori n[ost]ri dello Studio di Padova di dar gli ordini, che vi stimano più propri dalla loro prudenza, acciò i libri sud.i sieno condotti e riposti con ben ordinata dispositione nella Biblioteca pubb.a di Pad.a a maggior decoro di essa, e a fine che migliore ve ne tragga il profitto dagli studiosi.

Lebre del fu K.r Caimo p.o professor di Teorica

donati alla Lebreria pubblica di Pad.a»