La biblioteca di Pompeo Caimo

Alle origini della biblioteca di Pompeo Caimo

00 Lettera C 2. P. Caimo, De calido innato, Venezia, G. Piuti, 1626 (BUPd 52.b.67)Con l'aiuto della corrispondenza intercorsa tra Pompeo Caimo e il fratello Eusebio, è stato possibile individuare un nucleo di libri della biblioteca personale del medico che erano rimasti nella sua casa natale al momento della partenza per Roma.

I libri occupano un posto di rilievo nell'epistolario per l'importanza che dovettero rivestire nella nuova vita professionale nell'Urbe: li troviamo per questo segnalati e/o richiesti nelle lettere da qui inviate ad Eusebio, a quest'epoca ancora attivo a Udine come giurista.

La formazione della prima, originaria, raccolta libraria di Pompeo si concluse con la primavera del 1602, quando il medico lasciò il Friuli: i primi libri acquisiti risalivano probabilmente al periodo dell'adolescenza dei due fratelli maggiori della famiglia Caimo (Eusebio e Pompeo); più tardi vi entrarono quelli di studio legati agli anni universitari trascorsi a Padova; la biblioteca fu incrementata, infine, nel periodo in cui Pompeo praticò la professione medica a Udine.

Certamente una parte dei volumi della biblioteca domestica Pompeo li condusse con sé a Roma, con le prime masserizie che lo seguirono lungo il viaggio di andata; altri se li fece inviare in seguito durante i primi anni del soggiorno - e alcuni di questi volumi, ma probabilmente non tutti, li portò poi a Padova, dove fu chiamato per insegnare all'università locale. Altri ancora dalla biblioteca di casa finirono sui banchi delle librerie della stessa città friulana per la vendita, passando in questo modo ad altre biblioteche private locali; una piccola parte di questi libri recuperati sul mercato antiquario da alcuni collezionisti furono in seguito ceduti a biblioteche pubbliche udinesi. Ma un buon numero di pezzi rimase probabilmente al suo posto nella libreria di casa seguendo negli anni i trasferimenti di residenza della famiglia Caimo, per poi probabilmente passare a Padova insieme ai libri del padre e degli zii e che oggi ritroviamo nella ricca raccolta donata alla Biblioteca dello Studio.

Mano, penna e calamaio (particolare). F. Liceti, De intellectu agente, Padova, G. Crivellari, 1627, c. a4v (BUPd 29.c.4)

 

La vita a Roma, prima dell’affermazione di Pompeo come medico di vagliacomportò un impegno economico notevole e per poterlo affrontare il medico udinese si accordò con il fratello maggiore Eusebio per organizzare la vendita della sua biblioteca personale rimasta in Friuli.

Era costato il viaggio, le spedizioni di bagagli e altro; costavano gli spostamenti in città, gli abiti alla moda locale e la veste dottorale alla romana, il vitto e l'alloggio per due, visto che con Pompeo viaggiava il terzo dei fratelli Caimo, Quintilio; e bisognava spendere per far fronte alle necessità professionali e per condurre una vita dignitosa conforme alla propria posizione e alle proprie aspettative.

Eusebio, che da Udine gestirà sempre gli affari per conto del fratello, nelle prime lettere chiese alcuni chiarimenti sul programma di vendita dei libri, offrendo suggerimenti e valutazioni pratiche: stimò, per esempio, più conveniente affidarsi ai librai udinesi piuttosto che a quelli veneziani. Nella corrispondenza successiva, nonostante qualche sollecitazione da parte di Pompeo, il fratello non sembra aver mai inviato resoconti dettagliati riguardo ai pezzi venduti.

Da parte sua, Pompeo era certo dei buoni guadagni e gli esiti positivi erano assicurati dalla convinzione di possedere una biblioteca di valore, che contava numerose opere, di varia natura, e non priva di eccellenti edizioni. Unica condizione che pretese dal fratello per la vendita era che dal frontespizio Eusebio «facesse scancellare il mio nome quando sia scritto» (Epistolario Caimo, 9, Roma 18 maggio 1602).

Ben presto il giovane medico cominciò a pentirsi della decisione e chiese di togliere dalla vendita parte dei volumi e inviarglieli a Roma. E le lettere ci informano dei libri che dalla biblioteca udinese andarono a Roma, di alcuni che rimasero invece nella libreria di casa e di quelli che dovevano essere assolutamente conservati perchè prezioso dono di conoscenti.

I volumi che il giovane medico chiese al fratello di spedirgli servivano per le necessità che in breve gli impose la professione medica, che richiede sì buona memoria ma pure opportuni e frequenti ripassi e approfondimenti, verifiche sui testi di base e ricettari; altri sarebbero stati invece un sicuro appoggio per i suoi vari interessi culturali e di svago intellettuale. Ma nel corso del tempo le richieste furono dettate anche dalla difficoltà di trovare disponibili sui banchi delle librerie romane e presso biblioteche di colleghi o dello stesso cardinal Montalto, specifiche edizioni di cui aveva bisogno e di cui conosceva bene il valore per averle studiate.

MercurioPer aiutare Eusebio ad individuare con sicurezza i volumi desiderati nella libreria di famiglia, Pompeo fornisce delle indicazioni, che a suo modo di vedere sono quelle più utili: al titolo e/o all’autore o curatore associa talvolta l’indicazione del formato o le caratteristiche della legatura.

Quanto al trasporto dei libri, poi, oltre ad affidarsi a corrieri, il medico udinese cercò sempre di approfittare del viaggio attraverso l'Italia o con destinazione Roma di un qualche parente o conoscente.

Se al momento della richiesta Pompeo è prodigo di informazioni per facilitare il fratello nella ricerca dei volumi, dimostrandosi comunque disposto ad accettare di buon grado l’eventualità che qualcuno dei libri desiderati fosse già stato venduto, assai meno eloquenti sono le lettere in cui ringrazia Eusebio per le spedizioni, indicando raramente quanti e quali dei libri richiesti gli siano giunti.

In conclusione, per la ricostruzione della biblioteca originaria di Pompeo Caimo e soprattutto per individuare i suoi volumi nei depositi della Biblioteca Universitaria di Padova e altrove, le indicazioni fornite dai fratelli Caimo permettono di stabilire quante e quali opere Pompeo si era procurato fino al 1602, al momento della partenza per Roma, non sono tuttavia sempre puntuali per riconoscere con sicurezza le edizioni (per le quali, in assenza di luogo di stampa e di editore, potrebbe essere dirimente il formato) e gli esemplari (per i quali la legatura può essere un indizio prezioso in assenza della nota di possesso vergata dal medico).


Informazioni utili: le lettere tra i fratelli Pompeo ed Eusebio Caimo si trovano raccolte in ordine di data nelle buste 86 e 87 del Fondo Caimo Dragoni conservato all'Archivio di Stato di Udine (ASUd) e si possono leggere nella pubblicazione di Laura Casella (qui indicata Epistolario Caimo), che ne ha curato l'edizione.


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