I Caimo: percorsi e strategie di ascesa sociale
di Laura Casella (UNIUd)

La storia dei Caimo rappresenta un caso emblematico per comprendere la mobilità delle élite udinesi tra Cinque e Seicento e le modalità attraverso cui si compie l’ascesa sociale di queste famiglie. Originari di Piacenza, si stabiliscono a Udine nel 1519 dove Girolamo Caimo ha una bottega di speziale. Nel 1548, il figlio Giacomo, dottore in legge, entra a far parte del patriziato cittadino. Dal suo matrimonio con Chiara del Merlo nascono quattro figli. I due maggiori, Eusebio e Pompeo, saranno due figure di spicco rispettivamente della storia della Chiesa e della storia della cultura italiana: giurista, vescovo di Cittanova d’Istria e vicario del Patriarca di Aquileia il primo, filosofo e medico il secondo, al servizio di un potente cardinale della Curia papale, Alessandro Peretti di Montalto, a Roma nei primi decenni del Seicento e in seguito, dal 1623, docente di medicina e anatomia presso l’ateneo di Padova. In questa generazione, grazie ad una sapiente promozione delle loro capacità professionali e all’allargamento fuori dai confini friulani – soprattutto a Venezia e Roma – di reti relazionali utili, i Caimo consolidano il prestigio della famiglia e perseguono efficaci strategie economiche di investimento, gestendo in maniera coordinata, in “fraterna” le crescenti ricchezze della casa.
Nella generazione successiva, i cinque figli di Marcantonio - fratello di Eusebio e Pompeo destinato ad assicurare una discendenza alla casa e a collaborare alla gestione delle proprietà familiari – verranno seguiti con assiduità nella loro educazione e formazione dai due zii, ricalcando le loro orme nelle professioni. Giacomo, il primogenito, in particolare, diverrà un illustre giurista, consulente della Repubblica di Venezia e docente, anch’egli, presso l’Ateneo patavino. In poco più di un secolo, grazie a una sapiente gestione familiare e all'investimento nelle carriere giuridiche e mediche, i Caimo crescono socialmente passando da una condizione “borghese” al patriziato cittadino e infine alla nobiltà feudale, poiché Giacomo verrà insignito dalla Serenissima nel 1648 del titolo di conte di Tissano e della giurisdizione sul relativo feudo, coronando il percorso di ascesa familiare. Alla morte di Giacomo, nel 1679, il feudo di Tissano passerà ai figli del fratello Paolo, che aveva assicurato così la continuità del casato (Casella 2011, Casella 2025, Casella-Adank 2024).
L’archivio familiare conserva una ricca documentazione che permette di seguire questi passaggi, di chiarire l’intreccio tra investimento nelle carriere e nella vita pubblica così come, in parallelo, nell’ organizzazione dei compiti familiari. Le carte familiari servono altrettanto a mettere a fuoco il ruolo che riveste la cultura nella fisionomia e identità della casata – e di cui la loro biblioteca è articolata testimonianza: non solo testi utili alle loro carriere ma libri per una solida formazione umanistica - e il ruolo di primo piano che hanno, nella società del tempo oltre che per la storia della loro famiglia, figure quali quelle di Eusebio, Pompeo e Giacomo, non a caso immortalati insieme nel monumento funerario presente nella Basilica del Santo a Padova.
La galleria qui sopra propone:
Albero genealogico della famiglia Caimo datato 1637 Nobilis Caimorum Utinensium Genealogia (ASUd, Fondo Caimo Dragoni, b. 56). In alto a sinistra compare lo stemma di famiglia: uno scudo d'azzurro alla fascia d'argento, e al di sopra un elmo ha per cimiero un cane (levriere) rampante con collare, uscente da una corona.
Due piante della città di Udine databili entrambe intorno alla metà del XVII secolo: la prima un olio su tela delle dimensioni di 146x233 cm, opera probabilmente di Giovanni Battista Cosattini (Udine, Civici Musei - Galleria d'Arte Antica, inv. 65), la seconda una grande incisione del 1661 intitolata Udine metropoli del Friuli, eseguita da Bernardino Gazoldi in collaborazione con lo stesso Cosattini (Udine, Civici Musei - Gabinetto Disegni e Stampe). Da quest'ultima è tratto il particolare con indicata la casa natale di Pompeo Caimo in borgo del fieno (l'attuale via Cavour).
I ritratti calcografici di Eusebio Caimo vescovo di Cittanova d'Istria (1566-1640) e il nipote Giacomo Caimo docente di diritto all'Università di Padova (1609-1679) tratti rispettivamente da Giacomo Filippo Tomasini, Elogia virorum literis & sapientia illustrium ad vivum expressis imaginibus exornata, Padova, S. Sardi, 1644 (BUPd 93.b.67) e da Giacomo Caimo, Lucubrationes variae De dotibus, & dotium iure..., Padova, G.B. Pasquati, 1654.
Il frontespizio del volume dei Commentariorum Aquileiensium libri octo (Venezia, Lorenzo Lorio, 1521) appartenuto a Eusebio Caimo (BUPd 44.a.39). Sotto la marca editoriale acquerellata di Lorenzo Lorio si legge la nota di possesso del vescovo di Cittanova (Aemonia): «Ex libris Eusebij Caimj episcopi Aemoniensis». Sopra la nota di Eusebio compare lo stemma della famiglia de Rubeis di Udine a cui in precedenza apperteneva il libro.
Una recente veduta della Villa Caimo a Tissano. Sulla cancellata d'ingresso si può ancora vedere lo stemma della famiglia.
