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Pietro Paolo Tozzi editore e tipografo
Pietro Paolo Tozzi, Pompeo Caimo e la Fama
Pietro Paolo Tozzi editore e tipografo
Pietro Paolo Tozzi è stato un libraio-editore e proprietario di una officina tipografica; era originario di Viterbo ed è documentato a Padova, a Venezia e a Vicenza.
Di Tozzi è attestata a Padova già a fine ‘500 la libreria con l’insegna "al nome di Giesù" in contrada di San Martino, vicino all’Università. L’attività gli garantiva una rendita discreta, ponendolo nel secondo decennio del ‘600 «nella fascia più alta tra gli operatori del libro a Padova, con una libreria ben avviata e con una attività editoriale non particolarmente ricca, ma con alcuni titoli di spicco» (Callegari 2002, p. 26).
Dal 1625 al 1628 Tozzi tenne poi in affitto una bottega sotto il Palazzo della Ragione nella "Ruga delli Merzari" in Piazza della Frutta, che fece gestire a Pietro Bolzetta, con la mansione anche di rilegatore. Il negozio si trovava in una posizione strategica, nel cuore commerciale di Padova, dove quotidianamente si svolgeva il mercato.
Per stampare le sue edizioni si appoggiò fino al 1626 alla tipografia di Lorenzo Pasquati e dei suoi eredi; a partire dal 3 gennaio 1627 divenne proprietario di una sua stamperia che affidò in gestione al più esperto Varisco Varisco, discendente da una dinastia di tipografi ed editori attivi a Venezia. In breve la fornirà di nuovi caratteri, anche greci, e la doterà di due torchi tipografici e quattro per la tiratura di stampe in rame.

Da questo momento sui volumi stampati da Tozzi comparirà l’indicazione "al Pozzo depento" , l'indirizzo della tipografia, che aveva sede vicino alla casa del libraio “in contra del Pozzo depento, o Fallaroto" (attuale via Cesare Battisti).

Tozzi esordì con il De generatione et interitu di Aristotele (1596-1598) e proseguì con la pubblicazione di volumi illustrati e di facile smercio, oltre a libri che celebravano la città di Padova, come quelli di Angelo Portenari o di Lorenzo Pignoria; tra gli altri ricordiamo, l’Eneide tradotta da Annibal Caro, Le imagini degli dei degli antichi di Vincenzo Cartari, diverse edizioni dell’Iconologia di Cesare Ripa, gli Emblemata di Andrea Alciati, La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso; fece uscire di Giovan Battista Della Porta Della fisonomia dell’huomo, Della celeste fisonomia e Fisonomia naturale con la Fisionomia naturale del vescovo di Capodistria Giovanni Ingegneri e la Fisonomia di Marco Antonio Polemone; le Mythologiae di Natale Conti e di Marcantonio Tritonio; i 5 volumi delle Opere contra medici putaticij rationali di Zefriele Tommaso Bovio e di Tommaso Cornacchini Medicina practica rationalis, et empirica e le Tabulae medicae; del genero e socio Gasparo Colombina (che concluse la sua vita da frate a Udine) il ricettario-erbario Il bomprovifaccia, per sani & amalati… Al contempo vendette e finanziò edizioni musicali e immagini popolari xilografiche e calcografiche a volte acquerellate (perlopiù immagini sacre ‘santi de rame et legno’, ma non solo).

In buona sostanza, Tozzi si distinse per una produzione di generi a larga diffusione «soprattutto libri rivolti non a un pubblico specialista, come poteva essere quello che verteva attorno all’Università [a cui si dedicò Francesco Bolzetta, che aveva la sua bottega nel portico sotto la facciata nuova del Bo], ma a tutti coloro che sapevano leggere correntemente e che erano dotati di curiosità, vuoi che si trattasse di opere di letteratura (Tasso, Virgilio), vuoi di ‘saggistica’ (Ripa, Cartari, Della Porta, Alciati)» e «immagini di santi di ogni dimensione e tasca» (Callegari 2002, p. 42).

Al 1628 risale la cessione dell’intera attività, compreso un magazzino di libri a Venezia: il 31 luglio firmò con i soci Donato Pasquardi e Antonio Ceccolla per la cessione della tipografia "al Pozzo depento" e la bottega "all’insegna del Giesù" presso l’Università e il magazzino a Venezia, poco prima aveva ceduto la bottega di Piazza della Frutta a Bolzetta. Le ultime notizie su Tozzi risalgono all’aprile del 1629. Morì verosimilmente poco dopo quella data nei pressi di Padova, da cui forse si era allontanato per sfuggire al contagio della peste.
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Pietro Paolo Tozzi, Pompeo Caimo e la Fama
Di Pompeo Caimo l’editore Tozzi pubblicò tra il 1626 e il 1627 le due edizioni del Parallelo politico, la seconda delle quali, come abbiano visto sopra, uscì con l’indirizzo al "Pozzo depinto", la nuova officina tipografica al cui interno vide la luce anche il De febrium putridarum indicationibus (1628).

Nella scelta di lasciare i vecchi editori Girolamo Piuti e Giulio Strozzi potrebbe aver avuto parte il medico rodigino Giovanni Girolamo Bronziero (1577-1630), che scese in campo in difesa delle teorie di Galeno e a sostegno della prima pubblicazione di Pompeo Caimo con il volume De innato calido et naturali spiritu disputatio... In qua pro rei veritate Galeni doctrina passim explicatur, defenditur, edito per l'appunto da Pietro Paolo Tozzi (aprile 1626) - e acquistabile presso la sua libreria vicino all’Università.
(vai a Il frontespizio inciso del Parallelo politico)
Solo una stretta relazione, i cui termini sono ancora tutti da chiarire, può essere alla base dell’operazione editoriale che portò sui banchi delle librerie nel 1628 una raccolta di opere del medico bolognese e professore dell'Università felsinea Giulio Cesare Claudini (1550/1553-1618) (BUPd 92.a.85). Dei quattro trattati qui contenuti, solamente il De ingressu ad infirmos, il più celebre del Claudini, che delinea la figura del medico e ne indica i compiti, è segnalato sul frontespizio calcografico, al cui centro vi è il nome di "Pompeio Caimo", «perillustri atque excellentissimo» dedicatario, che insieme allo stemma nell'attico, diviene culmine della tradizione medica illustrata nella cornice.


La struttura architettonica incisa, che costituisce il frontespizio, riunisce, infatti, le autorità della cultura medica di Caimo e di Claudini, Esculapio, Ippocrate, Galeno e Avicenna, entro nicchie laterali delimitanti lo spazio bianco da cui emergono in alto il nome dell'autore dell'opera e al centro quello del dedicatario; al di sotto come zoccolo un ampia cornice contenente il monogramma di Cristo "IHS", la marca dell’editore - e insegna della prima bottega di Tozzi -, contraltare del coronamento con lo stemma di Caimo, protetto e custodito da due allegorie laureate: una figura armata di spada e una che sorregge una tromba con drappo, in cui si riconosce la personificazione della Fama (e della Stampa con l'aggiunta dell'attributo dei fiori semprevivi). In cima alle nicchie due vasi: uno contenente «un bel mazzo di fiori d’ogni colore, in stato di cominciarsi ad aprire» e uno che cela la fiamma che spande profumi, ovvero due degli attributi dell’Oriente secondo Cesare Ripa (Ripa 1625, p. 702), che rinviano alle terre d'origine del mitico inventore della medicina e dei suoi primi propagatori.
In conclusione, Tozzi ha affidato il suo programma alle prime carte del volume; da esse emerge, infatti, con forza l’aspirazione al patronage di Caimo (probabilmente compartecipe committente già di questa pubblicazione): dopo il percorso attraverso le immagini, nella dedica si affida alla consueta presentazione con taglio encomiastico del dedicatario, ripercorrendone la carriera, e delineando le origini della famiglia - si tratta probabilmente della prima biografia pubblica (e ufficiale?) dei Caimo. Dopo le tre pagine redatte dall'editore, datate Padova, 1° gennaio 1628, segue un'intera pagina trasformata in epigrafe stampata in caratteri capitali, contenente un secondo elogio a Pompeo Caimo - uomo di scienza, di ampia cultura, onesto e di buoni costumi -, opera del collezionista di epigrafi, umanista e archeologo di origine romana Giovanni Zaratino Castellini (1570-1641), anch'egli cavaliere aurato e conte palatino.

Dalle strette collaborazioni realizzate tra editore e autore ne traevano prestigio entrambi gli attori, in primis l'editore, come ad esempio nel caso dei Crivellari di Padova e Nicolò Schiratti (1590-1668) di Udine che in momenti diversi pubblicarono numerose opere del medico e filosofo Fortunio Liceti.
Da oltre due anni inserito nel vivace mondo della produzione letteraria e della stampa nell’Italia di primo '600, Pompeo Caimo colse un'ulteriore opportunità offerta dal funzionamento del sistema della dedica. Il De ingressu ad infirmos del 1628 è la prima pubblicazione a contenere notizie biografiche di Pompeo e della sua famiglia Caimo, compreso lo stemma nobiliare: non come autore, ma come dedicatario, il medico udinese affidava la fama e la memoria del proprio nome e quello della sua famiglia all’opera di un altro medico di successo.
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