Girolamo Piuti fu un libraio veneziano con bottega alle Mercerie all’insegna del Monte Parnaso (ad signum Parnasi), la cui attività editoriale è attestata solo per il biennio 1626-1627. Un periodo assai breve nel quale uscirono con la sua sottoscrizione 10 titoli (otto usciti nel 1626 e due nel 1627), per alcuni dei quali si rivolse alle officine tipografiche di Deuchino, di Andrea Muschio e di Giacomo Sarzina.
L'attività di editore risale all’accordo sottoscritto nel 1625 con il poeta, drammaturgo e poi librettista veneziano Giulio Strozzi (1583-1652) per una comune impresa editoriale che prese avvio nel 1626 (Archivio di Stato di Venezia, Procuratori di San Marco de supra, Chiesa, reg. 161, c. 91v).
Insieme pubblicarono la prima edizione de Il Settimo canto della Gerusalemme distrutta, poema eroico di Giambattista Marino nel 1626; alcuni poemi eroici di Giulio Strozzi sempre nel 1626 (Il primo canto del Barbarigo overo Dell'amico sollevato e Il Barbarigo overo l'amico sollevato; La Venetia edificata) e nel 1627 un poemetto di 4 carte attribuito allo stesso Strozzi (Il mezzettino di Valbuslecca canzone d'incerto).
Affidato alla tipografia di Andrea Maschio uscì poi un trattato del medico veneziano Viviano Viviani, Trattato del custodire la sanità, con dedica dell’autore datata Venezia 1° agosto 1626; e poco dopo comparve un volgarizzamento di Francis Bacon (Sette saggi morali) con prefazione dell’editore datata Venezia 10 agosto 1626.
Girolamo Piuti è l’editore del De calido innato di Pompeo Caimo, ma anche delle Apologie di Cesare Cremonini - la prima, quella direttamente contestata da Caimo, Apologia dictorum Aristotelis de calido innato. Adversus Galenum (ex typographia Deuchiniana Sumptibus Hieronymi Piuti), e la seconda, con la dedica datata 1° giugno 1627, Apologia dictorum Aristotelis de origine, et principatu membrorum adversus Galenum (ex typographia Iacobi Sarcinae).
Lo spazio dato ai due medici dello Studio padovano potrebbe spiegarsi sia con la necessità del Piuti o dei due impresari veneziani, Piuti e Strozzi, di avere subito a disposizione materiale per avviare l’impresa, materiale anche non omogeneo; sia con la notorietà dei due professori. Non è inoltre escluso che Cesare Cremonini avesse rapporti diretti con Giulio Strozzi per i suoi frequenti soggiorni a Padova, dove furono entrambi membri dell’Accademia dei Ricovrati. Quanto a Pompeo Caimo, Strozzi potrebbe averlo conosciuto già a Roma, dove dal 1606 al 1620 circa era stato protonotario apostolico, prima di rinunciare alla carriera curiale e rientrare a Venezia per dedicarsi alle lettere.
Ma delle due edizioni solo il De calido innato di Pompeo Caimo esibisce sul frontespizio la xilografia con il cavallo alato: all'interno di una cornice figurata Pegaso planando colpisce il suolo con lo zoccolo e genera la fonte Ippocrene; al di sotto in un cartiglio il motto: Iuvat coluisse.
È interessante notare come questa xilografia sia presente sui frontespizi dei poemi eroici di Giambattista Marino (Il settimo canto della Gierusalemme distrutta), ma soprattutto su quelli di Giulio Strozzi (Il primo canto del Barbarigo overo Dell'amico sollevato e Il Barbarigo overo l'amico sollevato), e successivamente la troviamo anche su diverse composizioni del medesimo drammaturgo veneziano uscite nella prima metà degli anni ’40 del secolo e realizzate da diversi editori e tipografi. Sembra dunque probabile che questo emblema appartenesse allo stesso Strozzi e che questi abbia svolto un ruolo di primo piano nella pubblicazione dell’opera di Caimo.
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