Il De nobilitate, la prima opera postuma

P. Caimo, De nobilitate, Udine, N. Schiratti, 1634. Frontespizio (BUPd 50.b.181)

Nel 1634 uscì a Udine per i tipi di Nicolò Schiratti la prima opera postuma di Pompeo Caimo.

La De nobilitate disputatio affronta un argomento discusso in modo continuativo sin dal tardo Medioevo: la nobiltà e il suo ruolo culturale, politico e sociale, ora sviluppato all’interno della visione etica e filosofica del tempo, degli interessi culturali e del dibattito in corso nel periodo; è un’opera poco originale ma rispecchia la cultura e l’ideologia dei rappresentanti «di quel ceto nobiliare più recente che emerge nelle città grazie a competenze e saperi legati all’esercizio di professioni liberali», a cui appartengono Pompeo, Eusebio e Giacomo Caimo. (Casella, DBF)

Fu il primo dei due trattati usciti dopo la morte di Pompeo Caimo per cura del fratello Eusebio e del nipote Giacomo, basati su versioni manoscritte di Pompeo, forse riviste per la pubblicazione dai soli curatori che ne predisposero indici e individuarono i dedicatari.

6 P. Caimo, Dell'ingegno humano, Venezia, M.A. Brogiollo, 1629, c. b4r. Premessa, particolare (BUPd 104.b.48)

Per la scelta dei testi da dare alle stampe i curatori, entrambi giuristi di formazione, non tennero conto delle opere mediche manoscritte, neppure di quelle già pronte come il De quatuor Membris principij rationem in humano corpore habentibus, annunciata da Pompeo nel Dell’ingegno humano del 1629 (c. b4r-v), senz’altro per la consapevolezza di non aver la competenza medica necessaria.



Ma l’orientamento verso il De nobilitate e il successivo Dialogo delle tre vite, due opere morali - condivisibili tra appartenenti alla stessa famiglia e allo stesso ambiente -, si spiega principalmente con le opportunità che queste offrirono ai membri della famiglia Caimo allora viventi, e in aiuto ci vengono le date della loro uscita: il 1634 e il 1640.


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