Sul frontespizio del De nobilitate di Pompeo Caimo al di sopra della sottoscrizione del tipografo campeggia l’impresa o stemma dell’Accademia degli Sventati: un Mulino a vento nel fondo di una valle chiusa tra le rocce all'interno di una cornice figurata; in primo piano asseconda il paesaggio un nastro contenente il motto: «Non è qua giuso ogni vapore spento». In basso al centro chiude la cornice: «Sventati».


Nell’orazione funebre recitata da Gianfrancesco Deciani (1613-1659) per la morte del medico udinese Pompeo Caimo si coglie il proposito dell’Accademia degli Sventati di Udine di far continuar a vivere il compianto celebre concittadino promuovendo la pubblicazione delle sue opere. Così si avviava alla conclusione l’aspirante accademico:
«… Non è morto, non è morto il Gran Caimo, anzi più che mai vive, vive nella memoria di tutti gli huomini, vive ne’ suoi Nobilissimi Libri, li quali a par del Mondo vivranno; vivrà anco in molt’altri, li quali fra non molto tempo saranno aviati alla Stampa, et egli vivrà in somma insin tanto, che il Sol splenderà in Cielo, et da ogn’uno dal Borea all’Austro, et dal Mar Indo al Mauro sarà ammirata la sua virtù. Non è morto, non è morto il Cavaglier Caimo, anzi più che mai vive…».
Anche se poi il tempo non fu un buon alleato, altro si frappose, ritardando e limitando il progetto dell’Accademia udinese.
L’Accademia degli Sventati fu fondata nel 1606 (ufficialmente il 1° novembre, ufficiosamente il 13 agosto) quale centro di aggregazione cittadina e organizzazione culturale - «nucleo fondamentale di aggregazione dell’intelligentia friulana, un punto di riferimento nel panorama poco incoraggiante della cultura udinese fagocitata dall’astuta Serenissima; un ambiente appropriato alle relazioni tra personaggi notevoli della politica e della vita cittadina…» (Londero 2006, p. 141) -, e adottò l’emblema del Mulino a vento nel fondo di una valle deserta e il motto «Non è qua giuso ogni vapore spento» a voler rivendicare vitalità intellettuale anche lontano dalle capitali della politica e della cultura (come Padova e Venezia).

Fu un’iniziativa nel pieno spirito dell’epoca, che assistette al moltiplicarsi straordinario di accademie.
Quella udinese si costituì attorno al primo principe, il giovane mecenate Alfonso Antonini (1584-1657), che ospitò il cenacolo nel suo palazzo di borgo Grazzano (ora Palazzo Mangilli-del Torso nell’attuale piazza Garibaldi), la prima sede, confinante con una delle case dei Caimo - ereditata dai cugini e poi acquistata a porzioni dai fratelli Eusebio, Pompeo, Marcantonio e nipoti, nel 1606 e nel 1634, ed ampliata con successive compravendite (1639) di edifici confinanti (ASUd, Fondo Caimo-Dragoni, b. 9).
A lungo gli accademici vi convennero per il piacere di «discorrere ornatamente per diletto sopra argomenti fantastici, bizzarri, teorici, estranei alla vita effettiva e alla realtà delle cose, e vagare in un mondo d’ipotesi artificiose e di concezioni fittizie» e condividere composizioni elogiative o d’occasione e recitare pubblicamente in particolari circostanze mondane o politiche (Battistella 1927/1928, p. 148).

Lo statuto dell’Accademia stabiliva che per essere annoverati tra gli Sventati e aver diritto a una carica bisognava avere almeno quindici anni e, a meno di non aver già pubblicato qualche “opera virtuosa”, si doveva recitare in pubblico una composizione propria (Milocco 1970, p. 173): al giovane Gianfrancesco Deciani al suo esordio nell’Accademia degli Sventati venne affidato il compito di ricordare la vita e le doti di Pompeo Caimo in un’orazione funebre.
Allo Sventato accolto nell'accademia veniva poi consegnato un diploma che ne attestava l'appartenenza.

Dotatasi di una matrice dell’impresa, l’Accademia la faceva imporre sui documenti e sui frontespizi delle pubblicazioni degli sventati o promosse dall’istituzione, non prima comunque di averle fatte esaminare ed approvare dai Revisori (Milocco 1970, p. 172). Lo stemma, tuttavia, non sempre è stato impresso sui documenti ufficiali dell’Accademia, né sulle pubblicazioni.
Tutto ciò che fu stampato a Udine a nome dell'Accademia uscì dall’officina tipografica degli stampatori del Comune, come Nicolò Schiratti, dal 1629 unico tipografo della città.
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Allegati
- 7 Documento ufficiale (Diploma dello sventato Paolo Caimo) con Impresa dell'Accademia degli Sventati in cera e data 14 agosto 1636 (ASUd, Fondo Caimo Dragoni, b. 56)
- 7 Documento ufficiale (Diploma dello sventato Eusebio Caimo) con Impresa dell'Accademia degli Sventati e data 7 maggio 1731 (ASUd, Fondo Caimo Dragoni, b. 56)

