Il tipografo: Nicolò Schiratti

7 Contrada pescheria: al n. 854 (freccia rossa) vi era la "Casa con due botteghe dabasso" di N. Schiratti. A. Lavagnolo, Mappa della R.a città di Udine. BCUd, Memorie su le antiche case di Udine di Giovanni Battista della Porta: un archivio aperto...

Nicolò Schiratti, il tipografo, era nato nel 1590 a Udine (e vi morì anziano nel 1668); fu l’iniziatore di una dinastia di tipografi che lavorò nella città friulana tra il 1629 e il 1704. Negli anni giovanili aveva imparato il mestiere a Venezia nella stamperia di Antonio Pinelli (dal 1610 stampatore ducale). Nel luglio del 1629 il consiglio di Udine lo scelse come tipografo della città a seguito della morte per peste dello stampatore Pietro Lorio (BCUd, CA, Annales, 73, f. 207r-v, 27 luglio 1609; f. 229r-v, 5 novembre 1629; 75, f. 21r-v, 22 luglio 1634; 83, f. 135r-v, 7 settembre 1662; 84, f. 27r-v, 27 marzo 1664).

7 F. Liceti, De natura, & arte libri duo, Udine, N. Schiratti, 1640. Ritratto di Liceti di G.B. Coriolano, c. a4v (BUPd 81.a.112)Schiratti aveva acquisito a Venezia competenze tecniche e una volta insediato a Udine seppe dimostrare anche buone capacità imprenditoriali: diventò l’editore di due importanti docenti dell’Università di Padova: Fortunio Liceti, per il quale stampò 23 edizioni tra 1635 e 1655, e Claude Bérigard (Berigardo), per il quale ne pubblicò 6. Si rivolse a lui anche lo storico ed erudito di fama Giacomo Filippo Tomasini, di cui curò 8 edizioni fra il 1639 e il 1654 – tra esse in particolare si segnalano i due cataloghi dei manoscritti delle biblioteche di Padova e di Venezia, usciti rispettivamente nel 1639 e nel 1650: nel primo di essi sono registrati i manoscritti di Pompeo Caimo lasciati nella sua abitazione a Padova, custoditi in scriniis dal nipote Giacomo (Bibliothecae Patavinae manuscriptae, pp. 125-126).

7 G.F. Tomasini, Bibliothecae Patavinae manuscriptae, Udine, N. Schiratti, 1639. Frontespizio (BUPd 44.a.214)

 

Per il periodo dal 1631 al 1668 si conoscono quasi 200 sue edizioni tra libri ed opuscoli, senza calcolare i numerosissimi fogli volanti e i “materiali minori” che Schiratti doveva imprimere quale stampatore della città, ma anche come “tipografo camerale”, cioè al servizio del luogotenente veneto e degli altri uffici statali - come le “fedi di sanità”, tipica produzione dei tipografi camerali: prestampati poi compilati per gli interessati dalle autorità preposte per consentire la loro di circolare al di fuori della città in periodi di epidemie. Per queste sue funzioni e per il fatto di essere l’unico stampatore attivo a Udine la produzione di Schiratti copriva tutti i generi e le diverse tipologie editoriali.

 

 

 

7 G.G. Capodagli, Udine illustrata da molti suoi cittadini, Udine, N. Schiratti, 1665. Frontespizio

Nella sua produzione prevalgono i titoli di carattere letterario, ma di particolare rilievo culturale ed editoriale risultano alcune opere storiche, come quella di Giovanni Giuseppe Capodagli, Udine illustrata da molti suoi cittadini così nelle lettere come nelle arti famosi, che uscì nel 1665. In essa si leggono le biografie di molti illustri friulani: alcune pagine sono dedicate anche a Pompeo Caimo (pp. 554-559) e alla sua produzione manoscritta e a stampa (la cui fonte sono evidentemente le edizioni del succitato Giacomo Filippo Tomasini del 1639 e del 1644).

In particolare tra i manoscritti si riconosce7 Emblema di Schiratti. Si trova impresso in qualche edizione, alla fine dell’opera: uno Scoiattolo (“schirat” in friulano) che rema in piedi su un tronco, guidato da tre stelle e circondato dal motto: SIC AD PORTUM il De quatuor in humano corpore membris principij rationem habentibus, il trattato che il medico udinese era in procinto di dare alla luce, come si ricava dall’avviso ai lettori Dell’ingegno humano (c. b4v), se la peste e la morte non glielo avessero impedito.

 

I due congiunti del medico udinese dovettero considerare favorevolmente affidarsi per la stampa dell’opera al concittadino Nicolò Schiratti. Appoggiarsi ad un’officina udinese doveva permettere controlli diretti, immediati, e semplificare gli interventi, anche di correzione, tanto che solo tre errori sono registrati nell’errata corrige. 7 P. Caimo, De nobilitate, Udine, N. Schiratti, 1634. Errata a fine Indice, c. a12v (BUPd 50.b.181)

La dedica scritta da Giacomo a Padova, per esempio, una volta conclusa fu inviata a Udine e sottoposta allo zio vescovo, che prima di portarla in tipografia la lesse e la corresse. Apprezzatone il contenuto, Eusebio era intervenuto per alleggerirla un po': «Ho ridotta la dedicatoria con più facile struttura, come m’havete avisato et l’aviso è stato et vero et buono», scriveva il vescovo Eusebio al nipote in una lettera da Udine datata 7 dicembre 1633 (Epistolario Caimo545). La dedica era quindi già bell’e pronta a dicembre 1633, ma avrebbe accompagnato il trattato con la data finale Padova 1° marzo 1634, quella relativa alla conclusione della stampa dell’intera tiratura da parte di Schiratti e la presentazione sui banchi delle librerie.

 

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Materiale tipografico: i frontespizi sono una esemplificazione delle serie di caratteri posseduti dai tipografi.

Accordatosi con gli eredi, Schiratti iniziò la sua attività sul finire del 1629 utilizzando i materiali tipografici del predecessore Pietro Lorio, trasferitigli a sua volta da Giovan Battista Natolini, il primo tipografo comunale della città di Udine. Dunque Schiratti subentrò nella gestione di una tipografia dotata, tra il resto, di caratteri e matrici di iniziali e fregi ormai vecchi e usurati. Già nel 1630 grazie ad un finanziatore, Bartoluccio Bartolucci, comprò una nuova attrezzatura tipografica che inizialmente tenne in affitto per 50 ducati l’anno; prese, poi, altri caratteri nuovi per 80 ducati per stampare le opere di Fortunio Liceti. Da parte sua fece fondere nuove lettere a Venezia da Giovanni Claser e sempre nella città ducale comprò un altro torchio dal tipografo Andrea Baba per 28 ducati (circa 180 lire venete). Dal 1655 al 1666 si servì, infine, del gettatore di caratteri veneziano Marco Filippi, che spediva i suoi caratteri prima con barche (fino a Portogruaro), poi per corriere fino ad Udine. 

Alla fine della sua lunga carriera Schiratti possedeva sette o otto tipi di caratteri tra i più importanti e diffusi a Venezia (ancora nel '600 capitale della stampa della penisola), tre serie di caratteri corsivi e tre romani diversi, nonché sette serie di maiuscole: ne fanno fede i frontespizi raccolti nella galleria qui sopra.

7 P. Caimo, De nobilitate, Udine, N. Schiratti, 1634, p. 30 (BUPd 50.b.181)

Per stampare la parte in greco del testo del De nobilitate Schiratti dovette dotarsi di nuovo materiale tipografico, come siamo edotti dalla lettera del 7 dicembre 1633 del vescovo Eusebio al nipote «Per la posta s’aspettan le parole greche, poste nel trattato De nobilitate, composte nei carrateri, né prima si può dar principio alla stampa, ma subito 7 Pompeo Caimo, De nobilitate, Udine, N. Schiratti, 1634, p. 31 (BUPd 50.b.181)giunte, si stamperà il libretto et io subito, prima che con monsignor vostro fratello io parta per Istria, ve ne invierò, perché possiate presentarlo all’eccellentissimo Molino et ad altri…» (Epistolario Caimo, 545).


Il materiale atteso era necessario per poche parole distribuite in 5 dei 6 fascicoli componenti il volume: servivano in prevalenza per indicare termini greci corrispondenti a quelli latini usati nel discorso (come “nobiltà”), oltre a tre frasi, di cui una su sei righe, a cui segue la traduzione latina.