Il De febrium putridarum indicationibus

4 P. Caimo, De febrium putridarum, Padova, P.P. Tozzi, 1628. Frontespizio (BUPd 54.b.63)

Il De febrium putridarum indicationibus uscì dall'officina tipografica di Pietro Paolo Tozzi nel corso del 1628, poco dopo la pubblicazione della raccolta medica del celebre medico bolognese Giulio Cesare Claudini dedicata a Pompeo Caimo e promossa molto probabilmente dagli stessi Tozzi e Caimo.

Venne presentata come un'opera di medicina pratica dall'editore, che cominciò a pubblicizzarla nel corso dell'anno precedente, mentre Pompeo Caimo era impegnato a risistemare il manoscritto con l'intento di affidarlo al libraio e tipografo padovano insieme al quale aveva già pubblicato le due edizioni della sua «opera morale» intitolata Parallelo politico.

Ritornato ad occuparsi di medicina, Caimo descrive e analizza con finalità terapeutiche sintomi e diagnosi delle febbri putride in un manuale ricco di casistica sia nelle diagnosi che nei rimedi.

Come già accaduto nel caso del Parallelo politico, il professore udinese scelse di indirizzare il trattato a uno dei due riformatori allo Studio che avevano patrocinato la sua assunzione all’Università di Padova: se il Parallelo fu giocoforza dedicato a Giovanni Corner - scelta obbligata data la sua recente elezione al seggio dogale -, il dedicatario della nuova pubblicazione fu il senatore e procuratore di S. Marco Antonio Barbaro.

4 P. Caimo, De febrium putridarum, Padova, P.P. Tozzi, 1628. Iniziale A

Negli anni romani Pompeo Caimo aveva iniziato la stesura di alcuni scritti su diversi argomenti medici, basandosi sui lunghi anni di pratica e con il supporto di una ricca bibliografia che riuscì a procurarsi tramite libri acquistati direttamente e quelli consultati presso le biblioteche romane o provenienti dalla sua raccolta personale spediti da Udine tramite il fratello Eusebio.

Pompeo si trovava da pochi anni al servizio del cardinal Montalto, ed esercitava solo la professione medica, quando scrisse al fratello per ringraziarlo dell’invio di alcuni volumi, tra i quali ve ne era uno in particolare che gli sarebbe stato prezioso per portare avanti la sua ricerca sulle febbri: «Mi sono stati carissimi i libri e in particolare quel commentario del Vega sopra Galeno De febribus, sendoché anch’io sto hora scrivendo sopra questa materia con pensiero di stampare con alcune altre mie cose sotto l’ombra del cardinal mio padrone» (Epistolario Caimo, 64, Roma, 15 novembre 1603).

Mentre era a Roma però il medico udinese non pubblicò nulla; inizierà a metter mano ai suoi vecchi scritti e a darli alle stampe con continuità solamente dopo il suo arrivo a Padova come docente di medicina: a partire dal 1626, infatti, diede avvio a un ampio programma di autopromozione legato alla stampa.

 

4 P. Caimo, De febrium putridarum, Padova, P.P. Tozzi, 1628. Frontone

 

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