Nasilli

NASILLI

Nina Nasilli (Rovigo 1968)

Mamma Giocasta

2006
Olio, acrilici e pastelli oleosi, 120x100 cm.
Inventario: 577

Datato in basso a sinistra e siglato in basso a destra, il dipinto è stato donato dall’artista nel 2007 ed è oggi esposto nel corridoio degli uffici al primo piano della palazzina. Il soggetto dell’opera è ispirato al libro di Annick de Souzenelle Edipo interiore. La presenza del verbo nel mito greco (1998), particolarmente amato da Nina Nasilli per la capacità di leggere in chiave di esigenza espressiva il mito di Edipo, assassino del padre e sposo della sua stessa madre. Ad occupare lo spazio principale della composizione è proprio Giocasta, raffigurata nuda e seduta con le gambe piegate: sulle ginocchia due piedi, identificativi di Edipo, che da neonato venne abbandonato dal padre Laio sul monte Citerone con le caviglie trafitte. Sotto la regina si scorge invece la sfinge, mostro con il volto di donna, il corpo di leone e le ali d’aquila, che affligge la città di Tebe: risolto il suo enigma, Edipo ne provocherà la morte. Sul lato sinistro della tela campeggiano una testa di toro e un’aquila, associabili a Zeus: la fondazione di Tebe è infatti connessa al mito di Europa e al suo rapimento da parte del padre degli dei, mutatosi per l’occasione in toro, e che nell’atto amoroso assunse poi le sembianze di un’aquila. Le due figure umane stilizzate sono invece identificate dalla presenza dei nomi Antigone e Ismene come le due figlie di Edipo e Giocasta, la cui unione incestuosa generò anche i famosi fratelli Eteocle e Polinice: i loro nomi sono scritti rispettivamente sulla parte superiore dell’opera e in basso. Stilisticamente la pittura si inserisce coerentemente nella produzione tipica di Nasilli: il tratto è veloce, i segni rapidi e incisivi, così come il colore, che, già al primo sguardo, appare poco naturale e provoca sensazioni contrastanti nell’osservatore, accentuate dalla stesura a pennellate irregolari

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