L'Arte negli spazi della Ricerca

La collezione d'arte è ospitata negli spazi destinati alla ricerca per la prevenzione, la diagnosi e la cura dei tumori dello IOV, l’lstituto oncologico veneto di Padova: un contesto certo originale, che ribadisce il rapporto proficuo tra arte e medicina non però esclusivo di questa raccolta. 

Se fin dall’epoca rinascimentale l’arte costituisce una parte integrante nella realizzazione degli edifici ospedalieri, a partire dall’architettura stessa fino all’apparato decorativo - si pensi ad esempio al rigore geometrico e canonico con cui Brunelleschi progettò l’Ospedale degli Innocenti a Firenze aggiungendovi  poi raffinati elementi decorativi, o anche agli affreschi che coprono le pareti interne dell’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena -, in età contemporanea la presenza di opere d'arte all'interno dei contesti di cura è considerata quasi "terapeutica" per tutti coloro che vivono o lavorano all'interno degli ospedali, funzionale a una umanizzazione di contesti a volte troppo asettici.

Scrive in proposito Bruno Corà: "Credo nel potere dell’arte. Credo nell’energia che l’arte riesce a introdurre in un ambiente attraverso la trasformazione di qualsiasi materia, attraverso l’elaborazione, e quindi credo all’introduzione, da parte dell’artista, di una addizione di sensibilità nell’ambiente" (FONDAZIONE BRACCO, Il ruolo dell’arte e dell’ambiente nella cura dei pazienti in ospedale, Atti del Simposio, 30 novembre 2012, p. 28).

Nella storia dell'Ateneo patavino il rapporto tra arte e medicina è tanto più profondo e grandemente proficuo: basti pensare a quel capolavoro dell’editoria anatomica illustrata che è il De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio, pietra miliare nello sviluppo della scienza medica. Lo stesso Giambattista Morgagni fece dipingere per il suo studio una serie di quadri di medici e anatomisti illustri, alcuni dei quali ancora oggi esposti nella Sala di Laurea di Medicina a Palazzo del Bo. In edifici costruiti appositamente dall’Uiversità, talora in consorzio con altre realtà pubbliche e private, sono tuttoggi osservabili gli interventi di Bruno Saetti e Gino Severini, rispettivamente nella Clinica OstetricoGinecologica e in quella Pediatrica costruita da Daniele Calabi, o di Gino Morandis negli affreschi dell’atrio del Policlinico.

La Collezione d’opere d’arte Luigi Chieco Bianchi del Dipartimento di Scienze chirurgiche oncologiche e gastroenterologiche, recentemente inserita tra le collezioni museali di Ateneo, si inserisce in questa proficua tradizione, a testimonianza del potere dell’arte nel trasformare la nostra percezione degli spazi, in cui viviamo e dove quotidianamente ci troviamo ad operare: un investimento culturale e umano, che ci sensibilizza ai valori pregnanti della nostra esistenza.