La raccolta si caratterizza per la presenza di un nutrito gruppo di artisti, che furono anche medici e ricercatori, colleghi quindi del professor Chieco Bianchi, cui li unì un rapporto di grande stima e amicizia.
Raffaele Scapinelli, professore di Ortopedia a Padova, è stato un medico noto a livello internazionale, con numerose pubblicazioni scientifiche legate a innovative tecniche chirurgiche volte al trattamento delle problematiche ortopediche della spalla. Appassionato vedutista, con un’inclinazione all’arte impressionista, è presente in raccolta con due opere: Autunno a Teolo (1994) e Primavera a Rovolon (1997).
Professore di Biologia dell’Università di Milano, Antonio Siccardi vanta una raffinata tecnica di collage ispirata a Mimmo Rotella. L’opera Laurie Meets Kandinsky (2004) rientra nella serie che prevede la piegatura a fisarmonica di manifesti pubblicitari, così da ottenere effetti di sovrapposizione spezzatata, rappresentativi di una realtà oggi sempre più complessa, cosmopolita e globalizzata.
Stimato dermatologo e rispettato collezionista, Aldo Leoni fu anche un apprezzato fotografo: i suoi scatti sono stati pubblicati nelle raccolte Padova Minina (1987) e Treviso Minima (1992), dedicati alle città del titolo, e L’uomo e le sue pause (1990), che presenta invece una raccolta di fotografie di persone di varia origine e condizione sociale, colte nei momenti di riposo o di sospensione dall’attività. Delicatissimi inviti alla riflessione sul sé e sul senso ultimo dell’esistenza. Nel 2008 cinque fotografie di quest'ultima serie sono state donate dalla figlia dell'artista, Emanuela Leoni Pezzagora.
Anche Senza titolo di Franco Flarer, illustre dermatologo, è entrata in collezione attraverso la donazione della figlia di questo grande maestro della Facoltà Medica Patavina, e testimonia come l'incessante ricerca di Flarer nel campo della medicina trovasse un parallelo nella sua inesausta sperimentazione pittorica.
Già membro del gruppo di ricerca milanese sui tumori, Giuseppe Fossati, da sempre affascinato dall’universo artistico, ha coltivato la sua passione per la pittura documentandosi, leggendo e visitando mostre, fino a quando, lasciato l’Istituto Nazionale dei Tumori nel 1992, decide di cimentarsi egli stesso nella realizzazione di opere d’arte. Le sue prime esperienze sono con l’acquerello, che abbandona presto per passare all’olio su tela dato mediante spatola, tecnica che impiega anche nelle due opere in collezione Chieco Bianchi: Laguna d'inverno (2009) e Campo di colza (2009).