Alessandro Damasceni Peretti divenne cardinale nel 1585 all’età di 14 anni, quando lo zio Felice Peretti (1520-1590), appena salito al soglio pontificio con il nome di Sisto V, lo elevò al rango con il titolo di “cardinal di Montalto”.

Tra il 1576 e il 1578 il cardinale Felice Peretti (1520-1590) aveva iniziato ad acquistare terreni e proprietà per la sua vigna entro le mura di Roma e terminava il suo palazzo, il Casino Felice, nei pressi della chiesa di Santa Maria Maggiore. Salito al soglio pontificio (1585), lascerà un marchio indelebile sulla città attraverso il progetto di un vasto rinnovamento urbanistico.
Il progetto di ascesa sociale di Sisto V coinvolse direttamente i suoi familiari seguendo percorsi all’epoca ben collaudati che prevedevano tra l’atro l’acquisto di feudi e un’accorta politica matrimoniale (qui l'albero genealogico Peretti Montalto). Perno di questa strategia fu il nipote Alessandro Damasceni Peretti creato “cardinale di Montalto” il 13 maggio 1585 a soli 14 anni. Egli godette di rendite ecclesiastiche notevoli, come notevole sarà il suo potere politico nella Roma del primo ‘600.
Il fratello più giovane di Alessandro, Michele Peretti (1577-1631), venne destinato, invece, a portare avanti il nome della casata: nel 1586 per lui fu acquistato dal re di Spagna Filippo III il territorio di Venafro, innalzato più tardi (1605) dallo stesso sovrano a principato. Nel 1589 Michele sposò la nobildonna milanese Margherita Cavazzi della Somaglia e alla morte di questa nel 1613 si unì con Anna Maria Cesi (†1647), già promessa al figlio Francesco (1595-1655).
Educato nel collegio romano della compagnia di Gesù, il cardinal Alessandro Montalto ottenne nel 1592 la legazione nella città di Bologna, incarico che manterrà (con alcune interruzioni) fino al 1605. Ma la nomina più importante e prestigiosa la ottenne già nel 1589 quando il papa lo nominò vice Cancelliere apostolico con il titolo di San Lorenzo in Damaso.

Tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento, Alessandro era probabilmente il cardinal nepote più ricco di Roma, potendo contare su entrate giudicate straordinarie per l’epoca e mantenute anche dopo la morte di Sisto V. Anche all’interno della Curia seppe muoversi con scaltrezza: partecipò a ben sette conclavi, volgendo spesso a proprio vantaggio alleanze mutevoli influenzate da una parte dal Granduca di Toscana vicino alla Francia e dall’altra dal re di Spagna.
«I redditi annui del cardinal Montalto ammontavano a circa 100.000 scudi, una cifra che superava anche le entrate di Scipione Borghese che nel 1609, come cardinale nepote, percepiva rendite per 80.000 o 90.000 scudi e dovrà attendere il 1612 per passare a 140.000 scudi» (Granata 2012, p. 25).
La sua corte fu una delle più popolose della Roma di inizio Seicento, all’interno della quale trovavano posto un gran numero di studiosi, filosofi, poeti, pittori e musici. É stato stimato che per mantenere questa numerosa "famiglia" il cardinale spese nel corso della sua vita circa un milione e mezzo di scudi d’oro.
Grazie alle enormi disponibilità economiche Alessandro fu tra i cardinali più impegnati anche nel mecenatismo artistico. Il suo impegno in questo campo si rivolgeva da un lato verso l’acquisto di ville fuoriporta, che egli amava impreziosire con fregi e cicli di affreschi: particolarmente curata, ad esempio, era la villa a Bagnaia frequentata in più occasioni anche da Pompeo Caimo. Dall’altro «da una curiosità che, unita ad un gusto eccellente e ad una certa autorità, lo rendevano un personaggio sorprendente» (Granata 2012 pp. 29). Nel corso della vita mise insieme una preziosa quadreria di oltre 90 dipinti con opere, tra gli altri, di Annibale Carracci, Guido Reni, Giovanni Lanfranco, Ludovico Cigoli.
Nella Roma di inizio Seicento Alessandro Montalto rappresentò anche il principale punto di riferimento per l’arte musicale in un'epoca di grande fermento che vide l’ascesa di compositori del calibro di Claudio Monteverdi e Girolamo Frescobaldi.
Suonatore di “cimbalo”, cantante amatoriale e grande estimatore del canto monodico, Montalto amò circondarsi dei migliori artisti in circolazione. Nel 1628 il marchese Vincenzo Giustiniani nel Discorso sopra la musica de' suoi tempi (pp. 18-19) ricorda tra i virtuosi che gravitavano intorno alla corte del cardinale i nomi di Vincenzo Pinti, il “cavaliere del liuto” (†1608), il clavicembalista Scipione Dentice (1560-1633), Orazio Michi (1595?-1641), suonatore di arpa doppia, l’eunuco Onofrio Gualfreducci, il rinomato basso Melchiorre Palontrotti (†1614), la soprano napoletana Ippolita Recupito (1577-1650), la famosa “cantatrice del cardinal Montalto”, e il marito di lei, il clavicembalista e compositore Cesare Vito Marotta (1580-1630).

Ad Alessandro Montalto furono dedicate numerose composizioni e a testimonianza del suo straordinario mecenatismo musicale rimane lo splendido organo nella navata destra del Santuario Madonna della Quercia a Bagnaia, dove sorgeva anche la sua villa fuoriporta.
Protettore e benefattore del santuario, il cardinale si impegnò a far realizzare il nuovo organo destinato a sostituire quello precedente risalente al 1491. Lo strumento ligneo riccamente decorato realizzato a Roma dal falegname valeriano da Bagnaia fu completato nel 1613 e venne suonato per la prima volta dall’organista fra Placido Jarucci.
La galleria fotografica presenta i principali luoghi frequentati dalla famiglia del cardinal Montalto e quindi anche da Pompeo Caimo durante il suo periodo romano: il Palazzo di Sisto V alle Terme e il Casino Felice, entrambi realizzati dall'architetto Domenico Fontana (1543-1607), che sorgevano su un'area di circa sei chilometri tra i colli Viminale, Quirinale ed Esquilino. Il Palazzo della Cancelleria nei pressi di Campo de' Fiori e residenza principale di Alessandro Montalto. La villa di Bagnaia (oggi Villa Lante) nei pressi di Viterbo, assiduamente frequentata dal cardinal Montalto e dalla sua famiglia. Acquistata nel 1590, la villa era stata ideata nel 1568 dal cardinale Gianfrancesco Gambara vescovo di Viterbo che probabilmente affidò la realizzazione al Vignola (1507-1573).
A illustrare le composizioni musicali che furono dedicate al cardinale si propone poi una raccolta di composizioni intitolata Musica de diversi eccellentiss. auttori curata dal monaco cassinese Massimiliano Gabbiani e pubblicata a Venezia da Angelo Gardano nel 1604.
Dopo la dedica sul verso del frontespizio, a c. A2r, è presente lo stemma del cardinal Montalto (cappello cardinalizio e scudo: leone rampante tenente con la branca anteriore destra un ramo di tre pere fogliato, una banda attraversante caricata verso il capo da una cometa e verso la parte inferiore da un monte di tre cime; nella parte sottostante è inserito anche lo stemma del dedicante circondato dalla scritta Maximianus Gabbianus), seguito da un breve sonetto in suo onore (Se tornar brami a’ tuoi superni giri / Musico spirto, ed anima canora, / Che in queste note dolcemente spiri; / Poggia su l’Altomonte / ove nel Sacro Eroe l’Ostro s’honora: / Devoto ivi l’inchina, & dì; perdono, / Che basso è il donator s’humile è il dono.).
Infine, a c. A2v, una composizione musicale dello stesso Gabbiani indirizzata al suo patrono.

