Mirella Bentivoglio nasce a Klagenfurt (Austria) nel 1922 da genitori italiani, trascorre quindi l’infanzia a Milano per poi intraprendere gli studi nella Svizzera tedesca e in Inghilterra. Nasce poeta, pubblicando nel 1943 il suo primo libro di poesie, cui seguiranno altri testi sia in lingua italiana che inglese, editi da Scheiwiller e Vallecchi. A partire dagli anni Sessanta Bentivoglio sperimenta nuovi utilizzi della parola, ricercando un’espressività polimorfa che la conduce ad una visualizzazione del linguaggio, indagandone le potenzialità attraverso gli slittamenti di senso possibili con giochi di frammentazione e accostamento. Si lega dunque ai movimenti verbo-visivi delle neoavanguardie artistiche nazionali e internazionali della seconda metà del ventesimo secolo, coniugando il linguaggio verbale all’immagine.
I suoi primi lavori artistici si collocano nell’ambito della Poesia Concreta, della Poesia Visiva e della Scrittura Visuale, per poi concepire una personale forma di poesia-oggetto. A partire dagli anni Settanta, esplora i linguaggi della performance, della poesia-azione e della poesia-environnement, allestendo grandi strutture simboliche di matrice linguistica sul suolo pubblico. Centrale e pluriennale è stato anche il suo lavoro sui libri-oggetto.
Di grande rilievo è il suo contributo come curatrice, connotato da una particolare attenzione all’arte femminile. Si ricorda, come unicum emblematico, la mostra Materializzazione del linguaggio del 1978, realizzata come evento a latere alla 38a Biennale di Venezia presso i Magazzini del Sale. Nella volontà di testimoniare l’approccio della creatività femminile nel rapporto linguaggio-immagine, l’esposizione accoglie opere di ottanta artiste donne – italiane e straniere –, costituendo il primo ingresso massivo delle artiste alla manifestazione veneziana.
Grazie al suo lavoro critico e curatoriale con artiste donne Bentivoglio partecipa alla stagione storica del femminismo, aderendo al linguaggio della politica delle donne e dando forma visiva alla pratica fondamentale del “partire da sé”. In questo senso la sua espressione artistica si mette in relazione con pratiche femministe: combinando l’immaginazione visuale e la dimensione personale Bentivoglio fa emergere una soggettività di esclusiva origine femminile.
Mirella Bentivoglio muore a Roma nella primavera del 2017. L’anno successivo la sua scomparsa è stato creato un fondo a lei dedicato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dono delle tre figlie. Nel 2019 – sempre per iniziativa delle figlie – nasce l’Archivio Mirella Bentivoglio, per promuovere e valorizzare il suo lavoro.
