La serigrafia di Mirella Bentivoglio Analisi Semiologica, datata 1978, è ispirata all’opera ideata per la mostra collettiva 30 Cartoline per Como (1978). Su uno sfondo indefinito si stagliano due figure, una maschile e una femminile, abbigliate con costumi folcloristici della città di Como, che possono suggerire un loro riconoscimento nei protagonisti de I promessi sposi, Renzo e Lucia. Accanto a loro sono classificati quattro ferri (ferro da calza, spiedino, spillo e ago), che si ritrovano anche intorno alla capigliatura della figura femminile a formare una raggiera.
Questa significativa collocazione degli oggetti non è casuale, ma sottende la secolare condizione femminile che vede le donne confinate nel territorio espressivo del ricamo e ostacolate nell'espressione di un libero pensiero, concetto qui condensato nello strumento della “fattura”, a cui fa riferimento il titolo. La pratica esoterica di matrice popolare e superstiziosa assume centralità nell'opera in quanto tradizionalmente associata alla capacità di un potere dominante di controllare e influenzare la mente e le azioni di un individuo più debole.
Inserita nella ricerca di Mirella Bentivoglio volta alla rielaborazione del linguaggio, l’opera permette di costruire una forma di comunicazione visiva che supera la logica della parola scritta. In questo senso il doppio titolo – in particolare nell’immagine della “fattura”, che non permette di pensare, e la raggiera, che condanna la libertà espressiva femminile – viene immediatamente richiamato e collegato ai ferri, che costringono la testa della figura femminile. L’opera non è dunque solo un gioco linguistico e visivo, ma propone allo spettatore una riflessione sulla libertà di pensiero e sulla manipolazione del linguaggio come strumento di controllo.
