L'Orto Botanico di Padova

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Nell'antichità, piante note da molto tempo per le loro attività terapeutiche costituivano la pressoché unica sorgente di medicamenti da usare nella cura delle varie malattie. Lo studio delle caratteristiche morfologiche avveniva per lo più confrontando le piante con immagini presenti in erbari figurati. Spesso, questi erano poco dettagliati, basati su disegni tramandati nei secoli in cui le piante non erano ben riconoscibili.

Nella prima metà del 1500 l'Università di Padova esisteva già da molto tempo ed era famosa in tutta Europa per la qualità dei suoi studi nel campo della medicina. Fu proprio in quel periodo di tempo che Francesco Bonafede, all'epoca docente di lectura simplicium, dette il via ad una operazione culturale semplice ma per quei tempi estremamente avanzata che ebbe poi ricadute in tutta Europa. Egli avvertiva fortemente l'esigenza di dover mostrare dal vero le piante medicinali delle cui proprietà terapeutiche parlava ai suoi studenti; i futuri medici avrebbero evitato di dare ai loro pazienti piante prive di valore terapeutico ma anche, nei casi peggiori, piante tossiche. Pertanto, egli chiese ed ottenne che presso l'Università di Padova venisse istituito un Orto Botanico universitario (Hortus simplicium) esclusivamente dedicato alla coltivazione delle piante medicinali. Il 29 giugno 1545, un decreto del Consiglio dei Pregadi della Serenissima Repubblica Veneta istituiva l'Hortus simplicium a Padova, e Luigi Squalerno un riconosciuto esperto di piante medicinali, fu il primo Prefetto dell'Orto Botanico.

Fondazione dell'Orto botanico Decreto di fondazione dell'Orto Botanico: riproduzione, 1545 (da Phaidra)


Padova e la sua Università, grazie alla fama dei suoi studi, era frequentata da studenti provenienti da varie parti d'Europa, e l'Orto Botanico ben presto divenne un punto di riferimento e un modello per l'istituzione di altri Orti Botanici europei. A partire dalla sua fondazione i vari Prefetti si occuparono delle piante quasi esclusivamente dal punto di vista medico, in quanto sorgenti di medicamenti, e questa sua missione rimase praticamente invariata fino al XVIII secolo quando, sotto la prefettura di Pontedera, cominciò ad affermarsi, come nel resto dell'Europa, anche lo studio delle piante indipendentemente dalla loro eventuale utilità. Anche le collezioni di piante dell'Orto Botanico andarono via via riflettendo questi cambiamenti, e così alle piante medicinali si affiancarono sempre più numerose piante il cui interesse era esclusivamente botanico. Nei suoi quasi cinque secoli di attività, l'Orto patavino è stato testimone dell'evoluzione della botanica, da scienza applicata alla medicina a scienza pura, che si è via via venuta differenziando e articolando nelle numerose branche specialistiche attuali.

Viridarium Gymnasii Patavini Medicum L'Hortus cinctus in una tavola del Gymnasium Patavinum Iacobi Philippi Tomasini episcopi Aemoniensis libris 5. comprehensum..., 1654 (da Phaidra, collezione Descrizioni dell'Orto botanico di Padova nel tempo)
La bellezza, la storia e, soprattutto, l'unicità dell'Orto Botanico di Padova hanno fatto sì che nel 1997 l'UNESCO decidesse di includerlo nella World Heritage List. Ciò ha rappresentato un grandissimo onore e ha accresciuto la consapevolezza dell'importanza svolta dall'Orto stesso nella trasmissione della sua eredità culturale, nel suo impegno a sostenere la biodiversità vegetale e a supportare attività didattica e ricerca.

Situato nel cuore del centro storico di Padova, sin dalla sua fondazione ha mantenuto la sua ubicazione e la sua struttura architettonica originale, che rappresenta un cosmo in miniatura in cui trovano spazio diversi ambienti, rappresentati da collezioni di piante provenienti da tutto il mondo. L'Orto Botanico attualmente costituisce una struttura in cui l'antica cultura si fonde con le moderne modalità didattiche e scientifiche.

In tempi recenti l'Università di Padova ha avuto la possibilità e la lungimiranza di acquistare un'area adiacente all'Orto Botanico antico allocando un considerevole investimento in termini di risorse finanziarie. Nell'area così acquisita all'antico Orto botanico è stata annessa infatti una porzione satellite, il Giardino della biodiversità, nel quale, in cinque serre costruite con tecnologie innovative ed eco-sostenibili, hanno sede alcune collezioni vegetali che rappresentano i principali biomi del nostro pianeta. Il visitatore compie un viaggio ideale immergendosi completamente nel bioma tropicale per passare a quello subtropicale, e raggiungere il bioma arido attraverso quello temperato. È, inoltre, un percorso fitogeografico dall'America all'Africa, dall'Asia all'Europa e all'Oceania, aree lontane tra loro ma caratterizzate dalla presenza di ecosistemi con condizioni ambientali simili. Attraverso le piante è possibile raccontare anche la storia dell'uomo: le usiamo da sempre per mangiare, per curarci, per vestirci, come materia prima in molte applicazioni industriali. Per spiegare tutto ciò, nel nuovo settore è stato anche realizzato un percorso espositivo moderno ed efficace, tanto da farlo diventare un esempio innovativo di divulgazione scientifica in grado di motivare e attrarre visitatori più qualificati. Il progetto delle nuove serre ha mantenuto il collegamento con l'Orto antico attraverso una realizzazione che rispetta le dimensioni, le proporzioni e l'orientamento degli assi dell'Hortus cinctus che visivamente collegano le cupole della basilica di Santa Giustina e di quella di Sant'Antonio.

Veduta della parte storica dell'Orto botanico Veduta della parte storica dell'Orto botanico, con l'Hortus cinctus e la serra della cosiddetta "Palma di Goethe"; sullo sfondo si intravede l'arboretum iniziato da Giovanni Marsili (foto di M. Danesin, da Università di Padova - Archivio immagini)

Infine, un'area del nuovo edificio è stata dedicata all'allestimento di laboratori di ricerca che permetteranno all'Orto Botanico di fare una moderna ricerca scientifica attiva, mettendolo così in condizione di collaborare con altri Orti Botanici sia in Italia che all'estero. Inoltre, l'Orto ospita e potenzierà una banca del germoplasma in cui vengono conservati semi anche di specie rare e/o minacciate allo scopo di conservare la biodiversità e incentivare gli scambi con altri Orti e Istituzioni Scientifiche. Quindi le nuove serre costituiscono un complesso tecnologicamente avanzato, rispettoso dell'ambiente, integrato perfettamente nel tessuto cittadino con una grande potenzialità nella creazione di relazioni scientifiche, culturali, sociali e di intrattenimento.

Prof.ssa Barbara Baldan, Prefetto dell'Orto botanico