
Tra i pochi esemplari conservati nella Biblioteca Universitaria di Padova con la data di acquisto di Pompeo Caimo si segnala il De medicamentorum compositione liber (Basilea, R. Winter, 1540) del medico bizantino Giovanni Attuario (1275-1328), curata nelle sue due parti rispettivamente dal medico e botanico francese Jean Ruel (1479-1537), e dal medico botanico e farmacologo svizzero Conrad Gesner (1516-1565) (BUPd 88.a.173.2).
L'autore, Giovanni Zaccaria, era detto Attuario per la carica che ricopriva: il titolo 'attuario' designò dal XII secolo in poi un medico dotato di alto grado, forse lo stesso medico di corte; e Giovanni è ricordato, oltre che per un'importante produzione di testi medici (come il manuale medico De methodo medendi e lo scritto di uroscopia De urinis), per l'impegno e la passione con cui si era dedicato alla pratica professionale, raggiungendo i massimi onori, e il titolo che lo accompagna ne è testimonianza.
Il De medicamentorum compositione liber fu comprato da Pompeo nel suo ultimo anno di università, il 17 febbraio 1592, forse direttamente da un collega, che a sua volta l’aveva acquistato usato - le note di possesso dei precedenti proprietari, cancellate o mascherate da Pompeo, si leggono con difficoltà sulla carta di guardia anteriore e sul frontespizio xilografico della prima opera della miscellanea.
L'esemplare, infatti, ha una bella legatura che tiene insieme, come un piccolo e utile prontuario, due operette di pratica medica, in cui il trattato dell'Attuario segue il Methodus medendi del medico e filosofo, professore a Padova e Bologna Panfilo Monti (m. 1553), uno dei più rappresentativi allievi dell'averroista Alessandro Achillini, di cui curò gli Opera omnia (Augusta, H. Steiner, 1540) (BUPd 88.a.173.1).
Dalla corrispondenza veniamo a sapere che Pompeo Caimo possedeva più opere dell'Attuario e che poco dopo essere arrivato a Roma chiese al fratello Eusebio di spedirgli anche quella che si era dimenticata a Udine perché nella città papale non si trovava. Nella missiva in cui la richiede, assieme ad altri volumi, ne fa una breve descrizione: ne indica il contenuto e il formato in 16°:
«mi sarà caro che mi mandiate... un’operetta medicinale di Attuario in sestodecima che mi ho dimenticato, havendone portata meco una sol parte... quando questi libri non siano alienati, ché qui non li trovo» (Epistolario Caimo, 34, Roma 21 dicembre 1602).
Il volume potrebbe essere arrivato a fine marzo del 1603, assieme ad altri libri. Al 29 marzo si data una lettera in cui ringrazia il fratello per dei libri appena giunti, senza tuttavia dar conto di quante e quali opere richieste gli fossero state effettivamente consegnate:
«Hebbi ultimamente da monsignor Zuccho e dal signor dottor Galatheo i libri con una sua lettera, di che la ringratio» (Epistolario Caimo, 59, Roma 29 marzo 1603).
Oggi presso la Biblioteca Universitaria di Padova non è presente alcuna opera dell'Attuario in formato 16°. Del medico bizantino con note di Pompeo Caimo sembra esserci soltanto quella della miscellanea acquistata nel 1592: anch'essa "un'operetta medicinale", ovvero dedicata alla preparazione di medicamenti, ma in formato 8°.
