Mirror n. 12 fa parte di una serie di lavori, avviata da Silvia Giambrone nel 2018, all'interno della quale l'artista prosegue approfondendola l'indagine sulle tensioni domestiche, che caratterizza il suo lavoro.
Nelle opere di Giambrone oggetti e arredi di uso quotidiano si trasformano, assumendo un’aura inquietante grazie all’impiego di un’iconografia della violenza esplicita, caratterizzata da elementi quali aghi, spine, coltelli e lame di mannaia. Le spine di acacia in particolare risaltano quale cifra distintiva della sua estetica in virtù della loro ambiguità visiva: evocando ossa o minerali, appaiono al tempo stesso pericolose e dotate di una certa grazia. Se tali cortocircuiti sono già presenti in lavori come Senza titolo con spine (2017), all'interno del quale l'artista impiega due scheletri di sedie collegati da una struttura plastica come simbolo di legami invisibili ma tangibili, capaci di abitare e modificare lo spazio della casa; con le serie Mirrors e Frames (2018), queste forze si ampliano, penetrando nello spazio interiore e nella memoria, prendendo la forma di specchi e portafotografie. Il ciclo di opere, caratterizzate da fogge biomorfe e animali, esprimono la coesistenza tra aggressività e vitalità nella scultura. L’aspetto finale, al tempo stesso affascinante e disturbante, evoca una pelle umana tesa fino al limite, a causa di forze interne incontrollabili, sollecitando chi guarda a confrontarsi con l’ambivalenza tra attrazione e repulsione, tra bellezza e violenza.
Questa stessa polarità emerge chiaramente nell’installazione site-specific la Galleria delle Ombre, commissionata a Giambrone nel 2021 dalla direttrice creativa di Dior Maria Grazia Chiuri, con la curatela di Paola Ugolini, e ospitata nella Galleria degli specchi della Reggia di Versailles. Attraverso l’uso di enormi specchi che ricoprono quelli esistenti, l'artista riesce a dialogare con l’imponente architettura del luogo, simbolo del potere patriarcale concepito da Luigi XIV per celebrare la sua grandezza, e a trasformare lo spazio, in origine progettato con lo scopo di amplificare la luminosità con giochi di riflessi, in una dimensione dominata dalle ombre. Con questa operazione, Giambrone denuncia il persistente sistema di potere patriarcale su cui ancora oggi si basa la società contemporanea, proponendo di superarlo attraverso una rilettura della storia orientata verso una morale rinnovata, senza tuttavia mirare alla sua cancellazione.


© Adrien Dirand