Nata ad Agrigento nel 1981, Silvia Giambrone è un’artista visiva di rilievo dell’arte contemporanea italiana. La sua opera si contraddistingue per la singolare sensibilità con cui affronta temi quali il legame tra il corpo e il potere, la costruzione dell’identità e le dinamiche della violenza, in particolare quella apparentemente invisibile, simbolica e normalizzata nella quotidianità. Il suo percorso artistico pone le sue radici nella terra d’origine, per poi svilupparsi a Roma, dove approfondisce la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti, cui segue l'ingresso al Goldsmiths College a Londra. Attualmente risiede e lavora tra Roma e Londra, collaborando con la galleria Richard Saltoun di Londra, lo Studio Stefania Miscetti di Roma e la Prometeo Gallery di Milano. Dal 2008, il suo operato si articola attraverso differenti linguaggi, tra cui la performance, l’installazione, la scultura, il video, la fotografia e il collage.
Focus centrale della ricerca artistica di Giambrone è la dimensione domestica, che viene comunemente concepita come un topos in cui la donna "può essere vincolata sotto il velo di una romantica menzogna", limitata da metafore come “nido” o “focolare” (Ugolini 2023, p. 177). Giambrone riprende una delle istanze delle artiste femministe degli anni Sessanta e Settanta, facendo emergere gli aspetti invisibili del domestico, dove il patriarcato distoglie lo sguardo: secondo la sua poetica, è questo infatti il luogo della violenza, dell’abuso, che protraendosi nel tempo si trasforma in un rituale capace di generare nel corpo violato una forma di assuefazione, la quale a sua volta finisce per integrare la violenza nella quotidianità, in modo da non essere più percepita come tale. Svelando questi fragili equilibri, l’artista spinge gli spettatori a riflettere sui legami di coppia e sugli squilibri di potere, che compromettono le relazioni umane.

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