Chondrodendron tomentosum

Originario dell'America centrale e meridionale, Chondrodendron tomentosum Ruiz. & Pav. è una delle specie da cui si ottiene il curaro, una sostanza molto tossica se iniettata nella pelle ma totalmente innocua se assunta per via orale; viene infatti eliminata dai reni a mano a mano che passa nel sangue dal tubo digerente evitando così un accumulo nocivo. Il curaro agisce bloccando il segnale che i nervi trasmettono ai muscoli che quindi non possono contrarsi; la graduale paralisi si conclude con la morte per asfissia dell'animale (5). La pianta, chiamata "pareira brava" dalle popolazioni locali, è una liana con grandi foglie e fiori bianco-verdastri a sessi separati. Introdotto in terapia verso il 1940, il curaro viene utilizzato soprattutto per determinare rilassamento della muscolatura scheletrica durante gli interventi chirurgici e per agevolare l'intubazione tracheale (1).

Numerosi documenti attestano l'uso, da parte di varie tribù dell'America meridionale, di dardi e frecce avvelenate impiegate nelle battute di caccia con la cerbottana. Dato che il curaro, la cui estrazione é generalmente affidata agli sciamani della tribù, agisce bloccando la contrazione muscolare, non vi é alcuna interferenza con la qualità della carne che risulta quindi totalmente innocua e commestibile. Descritto per la prima volta nella metà del Settecento, il curaro è stato utilizzato da diversi romanzieri tra cui Sir Arthur Conan Doyle in "L'avventura del vampiro del Sussex" del 1928 ed Emilio Salgari in "Sandokan alla riscossa" del 1907 (12).

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