Collezione

L’Ateneo Patavino, una delle istituzioni italiane più antiche, già nel 1250 s’interessava all’insegnamento della medicina completato, pochi secoli dopo tramite Francesco Bonafede, dal metodo dimostrativo grazie al quale gli studenti potevano vedere le piante medicinali che avrebbero utilizzato. La formazione di personale dotato di un’adeguata preparazione è il motivo per cui, negli anni, oltre alle piante coltivate nell’Orto botanico si sono acquistate, e accumulate, diverse droghe vegetali. Si tratta di frutti, semi, cortecce, fusti, radici e resine che vengono menzionate già nell’inventario del 1851 in cui si parla di “collezione di medicinali tratti dal regno vegetabile, 125”, seguito da quello del 1870 dove, alla voce 64, si legge “gli armadi contengono una raccolta di droghe vegetali conservate in vasi di vetro, quantità 100, valore 31.887 lire”. La raccolta attuale, formata da 130 specie diverse, comprende soprattutto taxa esotici e, oltre a piante ancora importanti dal punto di vista farmacologico, altre cadute in disuso perché molto tossiche o con scarsa attività terapeutica.