Palme

Armadietto delle Palme

Hyphaene thebaica (L.)Mart.

Chiamata palma Dum dalle popolazioni locali dell'Africa settentrionale, si riconosce con una certa facilità per la tipica divisione del fusto che le fa assumere una forma a "Y". Specie a sessi separati, produce frutti globosi o piriformi di colore marrone lucido a maturità, con polpa commestibile e seme durissimo utilizzato come avorio vegetale per la realizzazione di oggetti. Infatti, durante il periodo coloniale italiano, questa palma ebbe una notevole importanza commerciale come materia prima per la fabbricazione di bottoni in sostituzione di materiale analogo proveniente dal Sud America. A questo scopo vennero aperti stabilimenti industriali per la semi-lavorazione del prodotto che furono gradatamente abbandonati dopo la guerra per l'importanza sempre maggiore che stavano assumendo i materiali sintetici

 

Phytelephas macrocarpa Ruiz.et Pav.

Tra le sei specie che compongono il genere, Phytelephas macrocarpa é la più nota. Originaria di Bolivia, Brasile nordoccidentale e Perù, é comunemente conosciuta come palma da avorio (da cui deriva il nome scientifico Phytelephas= elefante vegetale) in riferimento all'endosperma bianco molto duro dei semi che ricorda le zanne degli elefanti .

L'avorio vegetale, piuttosto importante nelle economie locali del Sud America in quanto impiegato per la produzione di perline, gioielli, bottoni, pedine per giochi da tavolo e parte di strumenti musicali come il soffietto delle cornamuse, riveste una maggior importanza da quando é stata vietata la caccia agli elefanti.

 

Rafia farinifera (Gaertn.)Hyl.

È una specie originaria dell'Africa Orientale e del Madagascar con fusti multipli, alti sino a 10 m e foglie pennate lunghe diversi metri. Fiorisce solo una volta nella vita, attorno ai 40-50 anni d'età, dopo di ché la pianta si secca ed emette nuovi polloni alla base.

Dalle foglie essiccate si ricava la rafia, una fibra resistente e grossolana utilizzata soprattutto per la produzione di legacci per l'agricoltura e lavori di intreccio come stuoie, cestini, cappelli e borse mentre dal midollo del fusto si estrae il sago, una farina utilizzata a scopo alimentare.

 

Cocos nucifera L.

La parola "cocco" deriva dal portoghese coco che significa testa poiché si racconta che l'equipaggio di Vasco da Gama, durante il viaggio nelle Indie, avesse notato una vaga somiglianza del frutto con la testa del Coco, un mostro della mitologia ispanica. La palma da cocco, frequentemente presente lungo le coste delle regioni tropicali, produce delle noci in grado di galleggiare sull'acqua e di germogliare dopo oltre 100 giorni di immersione in mare durante i quali possono percorrere fino a 5000 chilometri. Dalla polpa del seme si ricava un olio, detto copra, largamente utilizzato in cucina ma anche per fare colle e saponi.

 

Lodoicea maldivica (J.F.Gmel.) Pers.

All'inizio del sedicesimo secolo, quando dei mercanti portarono in Europa la prima noce di cocco a due lobi, si pensò che, dato il suo aspetto simile al bacino femminile, possedesse poteri magici e afrodisiaci. Questo strano oggetto era stato trovato da alcuni marinai che, diretti in India, lo avevano visto galleggiare ma non si sapeva né cosa fosse né da dove provenisse. Nella prima metà del Settecento ne venne recuperato un esemplare fra le onde delle Maldive per cui gli venne attribuito il nome di Cocos (perché simile alla noce di cocco) maldivica. Solo una ventina d'anni dopo, durante l'esplorazione francese dell'arcipelago delle Seychelles, vennero scoperte le palme che generavano i grandi frutti che contenevano questi semi particolari. Fu così che, nel 1801, il botanico francese de La Billardière propose il binomio scientifico Lodoicea (latinizzazione del nome Louis, in onore di Luigi XV re di Francia) seychellarum (delle Seychelles), nome che, sulla base delle convenzioni internazionali di nomenclatura, non venne accettato etichettando definitivamente la pianta come Lodoicea maldivica.

Il "coco de mer" è il seme più grande e pesante esistente al mondo potendo arrivare a 10-25 chili. Non può essere trasportato da nessun animale né è in grado di galleggiare (eccetto che quando é morto e quindi disidratato) per cui, per evitare che si crei un sovraffollamento d'individui sotto la pianta madre, ogni seme produce un germoglio che può serpeggiare anche per 10 m finché non trova un terreno fertile e profondo; a questo punto si ferma e radica. Occorrerà aspettare circa un anno perché nasca la prima foglia e altri due perché vengano meno le scorte alimentari; a questo punto il cordone ombelicale scompare e la giovane pianta è indipendente.