"L'ambiente mediterraneo è uno dei più gradevoli per l'uomo: le specie vegetali ricompaiono fittamente, dopo l'impoverimento vegetale dei deserti e dei predeserti" (Eugenio Turri, Il paesaggio degli uomini)

L’arca di Noè non è solo un mito del passato, ma un monito per il futuro: per salvarci dobbiamo farlo tutti assieme
L’acqua è la precondizione essenziale della vita, ma la sua disomogenea distribuzione non sempre la facilita. L’azione umana ha contribuito di volta in volta a portare acqua dove non c’era, o a drenarla e distribuirla dove in eccesso. Pozzi artesiani, rogge, canali d’irrigazione, pozze di abbeveraggio, dighe e idrovore hanno contribuito a creare oasi di vita nei deserti, colonie agricole, diversità umana, animale e vegetale. Oggi attorno all’acqua si gioca la grande sfida del cambiamento climatico: il territorio mediterraneo sta vivendo un inaridimento accelerato a causa dell’aumento delle temperature (20% in più rispetto alla media globale dal 1980), ma anche dello sfruttamento sempre più intensivo dei suoli. I modelli previsionali più avanzati prevedono un calo delle precipitazioni del 10-30% e fenomeni sempre più concentrati da qui al 2100, accentuando la successione di siccità e alluvioni. La specie umana sembra aver smarrito il suo ruolo riequilibratore: l’immagine biblica dell’arca di Noè ci ricorda che solo salvando la diversità di animali e piante attorno a sé l’uomo può salvare sé stesso.
