"Abbiamo vissuto mille anni perché abbiamo visto il mondo così com’era nel passato: vecchie chiese, castelli in rovina, borghi con le case di sasso, querce antiche sulle pendici delle colline, campi terrazzati sui monti, tortuosi sentieri, antichissimi alberi, olivi venerandi" (Eugenio Turri, Diario di un geografo)

La biodiversità parte dalla geodiversità di rocce e suoli che risalgono a milioni di anni fa
Una qualsiasi pietra del paesaggio mediterraneo potrebbe avere 50, 100, 200 milioni di anni. La biodiversità mediterranea in fondo ha le sue radici anche nella geodiversità perché ogni formazione o affioramento roccioso contribuisce alla definizione di nicchie ecologiche in cui prosperano suoli differenziati e organismi diversi. Dove tante formazioni affiorano insieme, la morfologia superficiale si fa ricca e articolata: molti dei paesaggi mediterranei più ammirati devono il loro successo proprio alla geodiversità e alla biodiversità che da essa deriva. Le formazioni rocciose di origine sedimentaria sono predominanti, ma in esse si inseriscono terre rosse generate dal processo di ossidazione del ferro in aree carsiche o rocce effusive generate dai fenomeni vulcanici, che danno origine a suoli scuri molto produttivi.
L’uomo ha fatto tesoro di questa varietà litologica facendo della propria azione costruttiva e produttiva una vera e propria arte. Il dialogo tra azione umana e storia geologica si coglie allora nelle pareti delle case rurali, nei muri in pietra a secco dei terrazzamenti, nei borghi in pietra che incoronano e continuano il dialogo con le forme rupestri. L’attenzione di Eugenio Turri per i paesaggi di pietra è insieme un invito a dilatare la nostra esperienza del tempo e a tenere vivo questo dialogo con una storia plurimillenaria.
