Ha fatto tanto progresso nella cognitione de’ polsi...

Hippocrates, Opera, Venezia, L. Giunta, 1588. Frontone (BUPd 93.a.13)

00 Lettera N. P. Caimo, De febrium putridarum indicationibus, Padova, P.P. Tozzi, 1628 (BUPd 54.b.63)La sua nomina venne discussa e approvata nel Maggior consiglio domenica 25 ottobre 1592, su proposta dell'anziano deputato Giulio d’Arcano, giurista, che a nome proprio e dei colleghi deputati raccomandò il giovane Pompeo Caimo per la serietà e la qualità in fatto di dottrina e cure mediche, già dimostrate a Udine e a Padova, sulla base dei giudizi favorevoli del medico Giovanni Tommaso Minadoi, condotto a Udine da alcuni anni, e del medico, e noto professore dello Studio padovano, Emilio Campolongo; giudizi questi ultimi riportati in una lettera presentata dal Minadoi e messa agli atti come referenza.

03 Lettera del prof. E. Campolongo. BCUd, CA, Annales, 64, f. 128v (25 ottobre 1592, 1. Condotta)Riportiamo qui sotto parte del discorso del giurista pronunciato e verbalizzato per dare un'idea del tenore della proposta:

«Tra tutti i beneficii, che è piacciuto al sommo Dio di communicare con noi mortali, grandissimo senza dubbio è stato quello della Medicina. Percioché sendosi fatta naturale conditione dell’huomo l’esser soggetto a tutte le infermità, et alla morte istessa - et tutto ciò per diffetto dell’istesso huomo - fu opera d’infinita pietà, et veramente divina il prestare all’humano ingegno forza, et sapere di potersi riscuotere dai mali, che l’affliggessero nelle membra, et con la virtù dei bene applicati medicamenti ben spesso a onta della morte tener congionta l'anima al corpo caduco, e mortale. Onde savio consiglio... prudentissimo invero doverà stimarsi quello, che tratti di dare alcun’honesto trattenimento a chi di già habbia fatta prova del suo valore, et con molti, et chiari argomenti dato a divedere, che non si possa più havere alcuna dubitatione del suo profitto. Questo certamente ha fatto l’ecc.te dott. fisico d. Pompeo Caimo cittadino nostro: il quale non pure et in molte altre occasioni per l’dietro, et nuovamente nel dottorassi, ha dato saggio di singolar dottrina, et concitato negli huomini giudiciosi ferma opinione, ch’egli in progresso di pochi anni habbia a rendersi degno d’esser annoverato tra i buoni medici d’Italia; ma, havendo accompagnato la speculazione con la pratica, prima in Padoa con l’ecc.mo medico Campolongo, et poi alquanti mesi ancho qui con l’eccell.mo Minadoio stipendiato nostro, ha fatto tanto progresso nella cognitione de’ polsi, et dell’appropriare i rimedi a ciascuna qualità di mali, che per aventura non si potrebbe desiderare, che più si facesse nel corso di cinque, et sei anni continui. Intanto che esso con la bontà del fertile suo ingegno, et con la dilegenza, et assiduità da lui usata pare, che habbia d’avantaggio sodisfatto ancho a quello, che... fu deliberato in questo mag.co cons.o intorno al condurre de’ medici in questa città. Però noi tutti e sette deputati vostri dalle sudette, et molte altre ragioni mossi, et trovandosi la città nostra già da molti mesi in qua con dui medici solo, li quali non possono sempre esser pronti a i bisogni di tutto’l corpo di essa, habbiamo giudicato degna cosa essere de proponere alle MM.VV. Che... il sudetto ecc.te d. Pompeo Caimo sia condotto a dover medicare gli infermi di questa città per lo spazio di un triennio prossimo a venire, con lo stipendio da essergli dato ogni anno di paga in paga, secondo l’ordinario, di ducati cento... Dovendo egli intanto continuare ancho la prattica degli altri ecc.mi medici nostri; accioché così maggiormente si possa da lui pervenire al sommo della sua perfettione, et da noi perpetuamente godere util frutto della sua virtù» (BCUd, CA, Annales, 64, f. 128r-v).

Emilio Campolongo (1550-1604). G.F. Tomasini, Illustrium virorum elogia, Padova, D. Pasquardi, 1630 (BUPd 120.c.81)Mentre il testo della lettera scritta dal professor Emilio Campolongo su richiesta del Minadoi e a questi inviata tramite Pompeo, per favorire l’assunzione a Udine del giovane allievo, era il seguente: 

«Al m. mag.co et ecc.mo s.r Gian Thomaso Minadoi padrone osser.mo. Udene. Molto mag.co et ecc.mo s.r. Avendomi detto il s.r Pompeo Caimo, come v.s. ecc.ma vuole, passando de qui, fermarsi un poco, et poi andar a Rovigo, con le presenti la supplico, che nel passaggio, et nel ritorno si degni d’alloggiar in casa mia, dove la cognata alla mag.ca consorte, et io alla v.s. faremo compagnia, et servitù. S’ha conventato il sig.r Pompeo con molta sodisfattione, et admiratione del nostro collegio - poiché invero ecc.mo sig.r mio sono molti anni, che non habbiamo conventato né il più sufficiente, né il più degno soggetto - quale per favorir, habbiamo permesso, ch’a suo beneplacito discorri in filosofia, et medicina, et per ciò s’ha fatto honor grandissimo, et per giudicio del nostro collegio, se Iddio gli concede vita, in brevissimo tempo diventerà molto famoso, et raro nella nostra professione. Si può invero molto gloriare Udene d’haver un così degno soggetto. Il che ho voluto avisar a v.s. ecc.ma sapendo quanto lei l’ama, et stima. Et con ciò gli faccio riverenza. Di Padova di xvi ottobre 1592. Di v.s. ecc.ma s.r aff.mo Em.o Campolongo».

La proposta fu approvata con 118 favorevoli e 18 contrari e Pompeo Caimo ebbe la sua prima condotta, che gli permetteva di esercitare la professione medica per la comunità di Udine per tre anni con uno stipendio di 100 ducati l’anno, al fianco del medico e amico Giovanni Tommaso Minadoi e Bernardino Locatello di Gemona.

00 Lettera C. P. Caimo, Parallelo politico, Padova, P.P. Tozzi, 1626-1627 (BUPd 88.b.127)La comunità di Udine stipendiava di solito tre medici - il numero poteva aumentare a quattro, in momenti critici, o calare a due, una volta constato un generale miglioramento e la sua prolungata persistenza -, il primario e due secondari (in seguito 1°-2°-3° grado/loco), oltre un chirurgo che «aveva l’obbligo di “salassare e trar sangue così con cornetti come altramente non solo ai poveri, ma a qualunque abitante della città”». Tutti e tre i medici «dovevano, se richiesti dagli ammalati, visitarli e consultarsi insieme, qualunque fosse quello che li aveva in cura» in primis «visitare e curare gratuitamente e con sollecitudine il Luogotenente e la sua famiglia», la corte; non potevano ricevere dai cittadini regali o pagamenti, a condizione che la cura non durasse più di tre giorni (clausola che non vincolava i poveri); dovevano risiedere in città e non potevano allontanarsene per visitare privatamente pazienti di alto rango senza licenza del consiglio e «dovevano conformarsi a tutte le condizioni imposte dai capitoli della condotta» (Battistella 1923, pp. 14-16; Bajardi 1927/1928, p. 127). Lo stipendio poteva variare da 200 a 800 ducati l’anno «secondo la gravità del momento e le condizioni finanziarie del comune» e veniva solitamente aumentato all’atto della riconferma o su richiesta dell’interessato.

Il procedimento di nomina prevedeva la creazione di una commissione di due o tre persone “idonee e onorevoli” con il compito di esaminare titoli e “merito professionale”, recandosi a Venezia, a Padova, o dovunque avessero praticato i medici candidati, per informarsi su vita, costumi, dottrina e anni di esercizio - pesava in senso positivo, infatti, una certa anzianità di servizio. Per tutti i medici, qualunque fosse l'età, ma di fede rigorosamente cattolica, la durata della condotta era di solito di un triennio e prima del termine fissato «su tempestiva domanda potevano essere riconfermati per altri tre o più anni, e così del pari al termine del secondo e d'altri successivi periodi», se il loro servizio fosse risultato soddisfacente (Bajardi 1927/1928, p. 125).

Il comune vigilava sull’operato dei medici condotti mediante tre cittadini che prendevano informazioni presso gli ammalati e riferivano al Consiglio sulle loro malattie e sulla qualità delle cure prestate: «in caso di negligenze volontarie» al medico poteva essere sospeso temporaneamente lo stipendio.

03 Pianta della città di Udine (divisione delle aree di intervento). S. Scolari, L’antica e nobilissima città di Udine metropoli del Friuli (1656), Civici Musei di Udine – Gabinetto Disegni e Stampe. Particolare rielaboratoUdine tra fine ‘500 e inizi ‘600 contava circa undicimila/dodicimila abitanti (popolazione che scenderà sotto i diecimila già prima della peste degli anni 1629-31) in poco più di duecento ettari di terreno, e per regolare il servizio sanitario la città, ad eccezione del centro, era stata divisa in tre zone, quanti erano i medici, «lasciando però liberi questi di curare chiunque li avesse chiamati, anche fuori della propria zona... L’assegnazione del compartimento si faceva a sorte la prima volta, poi ogni mese essi vi s’alternavano a turno perché tutti e tre avessero uguali vantaggi e svantaggi e facessero uguale lavoro» e «leciti guadagni» (Battistella 1923, p. 16; Bajardi 1927/1928, p. 130).

03 Salvia. Gasparo Colombina, Il bomprovifaccia, per sani & amalati, Padova, P.P. Tozzi, 1621, c. V7v


I medici affiancavano gli ispettori urbani (una commissione di tre membri che tra le altre cose vigilava sulla genuinità delle medicine) nell'ispezione annuale delle farmacie: dovevano valutare qualità e bontà delle preparazioni medicinali, la conformità dei prezzi praticati sui farmaci ed eventualmente imporre le corrette miscele di ingredienti. Parte di questi ultimi, i semplici (erbe e radici medicinali), provenivano dall’orto dell’«erbària», una donna stipendiata dal comune alla quale era affidato il compito di coltivarli e conservarli a vantaggio ed uso della comunità. 

La città friulana contò nel corso del ‘500 oltre una quindicina di botteghe, farmacie e drogherie nel contempo, tra cui quella all’insegna del Moro di proprietà del nonno di Pompeo, Girolamo Caimo (1496-1576), capostipite della famiglia Caimo.


 

00 Lettera M. P. Caimo, Dell’ingegno humano, M.A. Brogiollo, 1629 (BUPd 104.b.48)Mercoledì 3 agosto 1594 in Maggior consiglio fu discussa e approvata la ricondotta al giovane medico udinese di tre anni con raddoppio dello stipendio: «egli s’è dimostrato sempre così pronto, et solecito a visitare ogni conditione, et ogni sorte di persone di questa città, et s’è fatto conoscere esser così intendente delle cause delle infermità, et copioso, et aveduto nel trovare, et applicare i rimedij, che non è alcuno, che dell’aiuto de’ medici habbia havuto bisogno, al quale sia restata alcuna dubitatione della sofficienza, et molto valor suo, et che non sia stato compitamente sodisfatto dell’opera sua», anche quando dovette agire da solo, «absente de la città per ispatio d’un mese l’eccell.mo Minadoi, et trovandosi infermo il molto eccell.te d. Bernardino Locatello di buona memoria» (BCUd, CA, Annales, 65, f. 30v-31r).

«Chiarezza della dottrina... eccellenza del medicare... diligenza, solecitudine, et carità, che usa continuamente in visitare, et curare ogni sorte di persone» saranno i motivi per cui tre anni dopo, la domenica 16 marzo 1597, il consiglio gli riconfermò la condotta per ulteriori cinque anni e portò lo stipendio da 200 a 400 ducati  (BCUd, CA, Annales, 65, f. 181r-v).


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