L’anima senza il corpo gioca è un’opera site specific appositamente concepita da Liliana Moro per la Biblioteca di Scienze dell’Antichità Arte Musica dell’Università di Padova, situata nel complesso di Palazzo Liviano. Si articola in due distinte scritte al neon che mostrano una tensione tra lingue e culture diverse: la prima riporta un verso di Petronio nella sua formulazione latina originaria “Mens sine pondere ludit”, mentre la seconda ne propone una resa in lingua italiana, che dà il titolo all’opera, frutto di una traduzione non filologica elaborata da Jorge Luis Borges. In questo modo nasce non solo una riflessione sulla riattualizzazione dei testi del passato nell’età contemporanea, ma anche un dialogo tra la biblioteca medievale, in cui l’opera si trova, e il neon, materiale moderno.
La genesi dell’opera prende avvio dall’incontro fortuito di Liliana Moro con la versione italiana e non filologica del verso di Petronio, che immediatamente le ha restituito la stessa sensazione provata durante la visita condotta negli spazi dell’Ateneo. In questo senso, l’opera è un omaggio all’Università di Padova e alla sua storia secolare, una dedica a tutte le persone che hanno attraversato i suoi spazi e alle anime che ancora li abitano. In seguito l’artista e la curatrice del progetto, la dottoressa Greta Boldorini, hanno avviato insieme una ricerca bibliografica sul verso, trovandovi dietro una complessità che ha arricchito l’opera di una narrazione ancora più speciale.
Il titolo L’anima senza il corpo gioca deriva dalla traduzione che Borges propone del verso petroniano “Mens sine pondere ludit” durante una conferenza tenutasi a Buenos Aires nel 1977. Secondo Maria Salanitro (Fabrizio Serra Editore, 2015), la resa più fedele al testo latino sarebbe “La mente, libera da ogni peso, si trastulla”. Borges, tuttavia, restituisce il verso in una forma più immediata, traducendolo nella propria lingua madre come “El alma, sin el peso del cuerpo, juega”. Nel volume La cecità, L’incubo a cura di T. Menegazzi (Mimesis, 2012), la trascrizione dell’intervento di Borges a Buenos Aires viene restituito in italiano con l’espressione “L’anima senza il corpo gioca” riportata tra virgolette come se si trattasse di una citazione puntuale da Petronio.
Da ciò emerge sia lo scarto filologico tra l’originale latino e la successiva riattualizzazione operata da Liliana Moro, sia l’accostamento tra la mente e l’anima, trasformando in corpo qualcosa di potenzialmente immateriale come il peso. L’anima qui non è intesa come spirito, ma come sostanza profonda e impalpabile che appartiene a tutte le persone, e che queste contribuiscono anche a costruire. Difatti, l’essenza di questo luogo è la comunità che ne ha plasmato la storia e la cultura. Anche la cultura, come l’anima, non è solo una materia da apprendere, ma è vitale, ci mette in relazione con il mondo e ci fa sentire l’energia che ci contraddistingue come esseri viventi. Per questo, l’opera ben si colloca negli spazi accademici, da sempre caratterizzati da libertà di studio e insegnamento.
