La zoologia

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Il gusto per le raccolte di tesori preziosi, monete, cammei, ma anche di animali strani, mostruosi, piante esotiche, cristalli e rarità diverse che nel Cinquecento adornavano le regge dei signori con lo scopo di "meravigliare" gli ospiti o la Corte e di comunicare potere, si trasmise anche al Seicento, diventando una pratica comune a molti amatori e scienziati. Questi però, creando la loro propria "Wunderkammer", non facevano altro che dare sostanza alla loro ricerca scientifica, appagando nello stesso tempo la curiosità dell'occhio senza trascurare il rigore documentario che sempre più si veniva affermando come base imprescindibile dell'analisi scientifica nello studio delle specie botaniche e zoologiche.


Wunderkammer Domenico Remps, Gabinetto delle meraviglie, 1689 ca. (Opificio delle Pietre dure, Firenze, via Wikimedia Commons)


Anche l'editoria si affrettò ad adeguarsi a questa nuova esigenza coll'arricchire le pubblicazioni a stampa di tavole, illustrazioni e disegni grazie ai quali testimoniare la realtà con la massima capacità descrittiva frutto di osservazione diretta e senza concessioni alla fantasia. Fra i libri di Marsili si possono contare almeno un centinaio di volumi di zoologia: oltre a pesci e rettili particolare interesse è rivolto ad uccelli e molluschi.

INDICE DELLA PAGINA

J.P. Breyn, Dissertatio physica de polythalamiis (1732)

Il termine polythalamia introdotto nella nomeclatura scientifica proprio da Breyn con ques'opera, venne applicato a descrivere quei molluschi, dotati di conchiglie caratterizzate da camere di accrescimento collegate le une alle altre ma vuote ad eccezione dell'ultima in cui vive e si muove il mollusco; Nautili e le estinte Ammoniti ne sono un esempio. L'autore originario di Danzica fu ospite a Padova di Antonio Vallisneri, di cui divenne amico, durante il suo soggiorno in Italia nel 1703.

Breyn-1 Breyn-2 Due tavole della Dissertatio physica de polythalamiis (da Phaidra)

F. Buonanni, Ricreatione dell'occhio e della mente nell'osservation delle chiocciole (1681)

Un'altra famosissima opera, la prima dedicata esclusivamente alle conchiglie, data alle stampe nel 1681 dal gesuita Filippo Buonanni (o Bonanni, 1638–1725), divisa – nel fondo – in due volumi: il primo in cui si conserva il trattato sistematico e il secondo, con l'atlante di 106 tavole.

436 figure, disegnate e incise dallo stesso autore, che dimostra una precisione accurata nella descrizione morfologica dei gusci dimenticando però che il processo di stampa avrebbe prodotto immagini rovesciate e quindi con le spirali che sembrano crescere erroneamente in senso antiorario; particolarmente belle le tre antiporte incise su rame, opera di Giovan Francesco Venturini: i due frontespizi con lo stesso soggetto, due tritoni che sorreggono una conchiglia col titolo, tengono aperte delle cortine che si aprono su un paesaggio marino: il carro di Nettuno sullo sfondo mentre in primo piano alcuni personaggi raccolgono conchiglie sulla riva del mare. Nel secondo volume la terza incisione, con una sorta di trofeo di conchiglie, di ispirazione sicuramente arcimboldesca.

L'adesione acritica di Buonanni alle teorie aristoteliche della generazione spontanea, dell'assenza di un cuore, di sangue e di sensi per questi animali, sollevò una polemica vivace cui presero parte Redi, Malpighi, Vallisneri e Anton Felice Marsili (1651–1710) fratello del più famoso Luigi Ferdinando (1658–1730) fondatore dell'Istituto per le Scienze di Bologna; il Prefetto possedeva anche la sua Relazione del ritrovamento dell'uova delle chiocciole, cui replicò il Buonanni in quell'anno stesso con le Riflessioni sopra la relatione del ritrovamento dell'uova delle chiocciole.

Breyn-1 Breyn-2 Il frontespizio del primo volume e una tavola interna della Ricreatione dell'occhio e della mente nell'osservation delle chiocciole (da Phaidra)

G.P. Olina, Uccelliera overo discorso della natura, (1684)

"Sensibile e mai monotono riepilogo della meraviglia del cosmo" sono i volatili nell'Vccelliera ouero discorso della natura, e proprieta di diuersi vccelli, e in particolare di que' che cantano. Con il modo di prendergli, conoscergli, alleuargli, e mantenergli, del novarese Giovan Pietro Olina (Jori 1998, 117): filosofo, teologo, dottore in legge e naturalista (ca. 1585–1645) che compose il suo trattato per volontà del grande erudito e amatore d'arte Cassiano dal Pozzo, di cui l'Autore era 'maestro di casa'.

Il volume esposto è la seconda edizione (la prima era uscita nel 1622 a Roma) illustrata dalle raffinate tavole di Antonio Tempesta, Francesco Villamena e Vincenzo Leonardi, Giovanni Maggi, una delle più antiche opere italiane di ornitologia.

Vi sono descritte e rappresentate 45 specie di uccelli, insieme con le tecniche specifiche per la loro cattura e allevamento: l'opera ebbe un grosso successo anche per l'interesse venatorio che riscosse; non a caso l'Olina è considerato anche l'inventore della tecnica di uccellagione "a ragnaja" cioè mediante reti opportunamente predisposte sull'esempio dei ragni.

Olina Tre tavole dell'Uccelliera (da Phaidra)

G. Ginanni, Delle uova e dei nidi degli uccelli (1737)

Naturalista ravennate, Giuseppe Ginanni raccolse una biblioteca dedicata che aveva pochi paragoni in Italia e si dedicò con impegno sia alla botanica che all'entomologia, occupandosi di cavallette e soprattutto di uova e nidi degli uccelli. Proprio in questo settore, gli riuscì così, non solo di colmare un vuoto della letteratura scientifica italiana e mondiale – come ebbe modo di scrivere nella sua prefazione – ma anche di aprire un vasto e nuovo campo di ricerca, incoraggiando i collezionisti a formare o ampliare le loro raccolte, consigliando le strategie migliori per conservarle ottenendo riconoscimenti in Italia e perfino dalla Royal Society. Arricchiscono il testo attente illustrazioni, da lui stesso predisposte anche sugli esemplari della propria personale collezione che conservava a Ravenna; le tavole sono suddivise in tre gruppi: uova degli uccelli terrestri, predatori e non, e degli uccelli acquatici, con la descrizione di colori, misure e formato del nido. Sul frontespizio l'autore scrive "Libro Primo": tuttavia nessun'altra raccolta seguì questo volume perché non gli riuscì "di fare altra sufficiente Raccolta di Uova d'Uccelli" (dedica delle Opere postume del 1755).

S. Manetti, Storia naturale degli uccelli (1769)

In una Sala dedicata, circondato dalle vetrine con gli uccelli impagliati accoglie il visitatore un esemplare della monumentale Storia degli Uccelli di Saverio Manetti, opera in cinque tomi illustrati con 600 incisioni acquerellate opera dell'abate Lorenzo Lorenzi e di Violante Vanni (1732-1778) che ripresero le immagini della collezione del marchese Giovanni Gerini su disegni realizzati dal vero. Questo volume, dedicato ai pappagalli, è coloristicamente il più bello della raccolta grazie ai variegati e multicolori mantelli di piume dei soggetti che risplendono ancora vivaci attraverso le pennellate degli illustratori che li descrivono in pose mai ripetitive, in riposo su ramoscelli o librati in volo.